lunedì 26 settembre 2016

Giocolieri di parole 6

Personalmente, ritengo che inventare incipit sia uno dei giochi più divertenti che si possano fare con la scrittura. In questo esercizio dei Giocolieri di parole, ci siamo inventati di sana pianta l’incipit di un romanzo immaginario a partire dal vero titolo di un libro esistente.


***

Viaggio al termine della notte

Il quartiere era tagliato in due parti disuguali dai binari della ferrovia.
Noialtri - queste due parti - le si chiamava rispettivamente 'Mongolia interna' e 'Mongolia esterna'. L'unico punto di contatto tra le due Mongolie era il sottopassaggio di via Zafaronijl'kov che qualcuno chiamava enfaticamente 'galleria' ma che - a conti fatti - galleria non era di certo per via della lunghezza tutto sommato trascurabile. Ma come diavolo potevamo saperlo, del resto? La maggior parte di noi non si era mai granché allontanata dalle Mongolie, giusto qualche gita fuori porta a Pasquetta, o una manciata di domeniche noiosissime e inutili spese a trovare dei parenti. Quelli dei quartieri vicini ci chiamavano “i Mongoli”, e come potete immaginare, la faccenda ci irritava non poco. Circolava ogni tipo di storia su noi Mongoli: che allevavamo capre in cantina, che contrabbandavamo amuleti contro il malocchio, che smettevamo di lavarci per piantare cocuzze nella vasca da bagno. Tutte balle, naturalmente, ma che alimentavano in noi giovani tartari un desiderio irrefrenabile di riscatto.
Ecco, questa è la storia del primo dei mongoli che si spinse oltre i confini del quartiere. Il primo mongolo che osò far crollare le certezze di quel microscopico nostro mondo conosciuto. 


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