martedì 12 gennaio 2016

Di pane e altre storie

Nota scritta per la pagina Facebook Pane e altre storie.

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Riappropriazione di saperi

Fare il pane in casa ci parla di riappropriazione: riappropriazione di un saper fare che nell'arco di qualche decennio è andato via via perdendosi e che rischia di essere dimenticato e, quindi, perduto. Per la generazione dei nostri nonni, infatti, la panificazione domestica era un'esperienza comune. Oggi invece? Parlo per esperienza personale: fino a pochi anni fa, per me era solo un ricordo sbiadito - per quanto accompagnato da sensazioni piacevoli - legato all'immagine di mia nonna in cucina.

Tuttavia, negli ultimi anni qualcosa è cambiato: si sta diffondendo una maggiore sensibilità su tutto ciò che riguarda l'alimentazione umana, la sua qualità, salubrità e sostenibilità ambientale. Intendiamoci, non mi riferisco alle discutibili esposizioni universali, ai grandi supermercati che all'improvviso si riscoprono bio o alla condivisione compulsiva delle immagini di cibo sui social network. Penso piuttosto a chi – a partire dai territori e dalla produzione delle materie prime – usa le mani e la testa per ripensare e mettere in pratica un diverso modo di relazionarci con l'ambiente, di consumare, di distribuire il cibo. Tutte realtà che partono da lontano e che sarebbe troppo lungo trattare in questa sede, ma che ogni giorno fanno un lavoro enorme e necessario.

Parlando di pane e prodotti da forno, a mio parere l'autoproduzione casalinga rappresenta una valida alternativa allo status quo, soprattutto alla grande distribuzione. Anche la più modesta pagnotta fatta in casa, infatti, è quasi sempre migliore di quella del supermercato, con il vantaggio di sapere esattamente quel che c'è dentro, perché l'abbiamo deciso interamente noi. E in molti casi si risparmiano anche dei soldi – pensate ad esempio a quanto vi fanno pagare una focaccia o una pizzetta. Ma c'è ancora una questione, forse ancora più profonda ed importante: imparare di nuovo a farsi il pane in casa ci rende un po' meno dipendenti dai meccanismi del mercato e un po' più autonomi nelle nostre scelte e nelle nostre competenze.


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