mercoledì 4 novembre 2015

Da qua se ne vanno tutti

"Vai, vai" sembra dire Renzie. Del resto partito è anche il participio passato di partire


Radio Baltica
Caparezza - Goodbye Malinconia


"Da qua se ne vanno tutti". Oltre ad essere un pezzo di una canzone di Caparezza, era anche il sarcastico titolo dato all’ultima festa a cui ho partecipato a Pavia: gli otto festeggiati, infatti, festeggiavano la loro fuga dalla capitale della nebbia e delle zanzare. La quasi totalità di loro, infatti, passerà almeno il prossimo anno accademico in un altro paese europeo, dalla Danimarca alla Catalunya. Otto persone hanno molti amici, ma – nonostante l’aritmetica remasse contro – gli otto hanno comunque optato per organizzare la festa nell’appartamento di una di loro, in pieno centro. Com’è andata a finire?

Era il giorno successivo alla mia rocambolesca discussione di laurea. Sceso dal treno alle ventitré circa, mi dirigo a passo di giava verso la festa. Arrivato all’estremità di piazza Duomo, giro l’angolo, e con mio sommo sbigottimento sento distintamente la musica ed il chiacchiericcio che caratterizzano ogni festa. Peccato che l’edificio in questione disti ancora una cinquantina di metri. Non può essere. E invece sì: presi dall’entusiasmo giovanile, i nostri avevano pensato bene di mettere una cassa monumentale proprio sul davanzale di una finestra aperta, e di rivolgerla verso la strada. Nel frattempo, uno stuolo di altri giovani occupava il balcone adiacente, fumando e discorrendo nella calda nottata estiva. Attraverso il portone e salgo una rampa di scale, e da Pavia mi sento scagliato nello spazio-tempo verso quello che assomiglia ad uno squat di Kreuzberg o di Christiania. L’aria è calda, satura del fumo e del sudore di varie decine di persone che ballano. Saranno forse cinquanta, forse ottanta, non ricordo più bene. Ricordo solo che non ci si può quasi muovere. 

Tra un paio di birre e molte chiacchiere, scivola via un’ora, un’ora e mezza. Ma – lo sapevo! – non sarebbe durata a lungo. D’improvviso la musica si spegne, le facce s’incupiscono e la gente prende a bisbigliare. Mi basta un’occhiata oltre la finestra per capirne il motivo: due minacciose volanti della polizia sono parcheggiate là sotto. Un minuto dopo i tutori dell’ordine suonano alla porta, ma per fortuna sappiamo come muoverci: un muro di una dozzina di persone fa da tappo all’ingresso, mentre la padrona di casa esce sul pianerottolo a parlamentare. La faccenda è pesa, passa almeno mezz’ora prima che ricacci la testa dentro dicendoci che la messa è finita e andate in pace. Tutti escono in fila indiana, con gli occhi bassi come vitelli al macello. La festa – decisamente più mesta – si sposta sui gradini del Duomo, e comincia pure a piovere.

Nulla d’eccezionale, quindi, un finale nella media delle feste pavesi, ahinoi. È andata persino bene, dato che non ci sono cinquanta denunciati per disturbo della quiete pubblica (articolo del codice penale seicento e rotti). Come faceva la canzone? Ah sì: "Da qua se ne vanno tutti".