giovedì 22 ottobre 2015

Il laureando





Radio Baltica


Sì, è vero: sono passati più di dieci giorni dal primo ed unico post finora scritto. Com’era prevedibile, il soggiorno in Galicia è stato breve ed intenso. Sono tornato l’altro ieri in nottata, dato che – se tutto va secondo i piani – domattina alle nove discuto la tesi. 

Ogni volta che torno da un viaggio m’assale una ben nota inquietudine. Penso sempre che il giorno prima ero in tal posto, mentre oggi sono tornato al brutto di sempre, tra afa (o freddo) e cemento. In effetti, il confronto tra il granito galego e l’Oceano Atlantico con la città dell’hinterland milanese dove abito, un certo istinto di fuga me lo risveglia. Ieri la Ría di Pontevedra, oggi la necropoli milanese. Ma tant'è.

Tornando al presente, il Giorno del Giudizio è ormai alle porte. E la situazione ha preso, in mia assenza, una piega tragicomica. In principio fu la mia decisione di partire. Nella mia beata ingenuità, pensavo che la scadenza della mattina del 4 luglio per consegnare la tesi fosse qualcosa di certo ed inamovibile, un po’ come la targa a Pinelli in piazza Fontana. E invece no: una settimana prima della fatidica data, la mia relatrice (che spero non stia leggendo queste righe) mi ha invitato a non darci troppo peso, a leggermi un altro paio di poderosi manuali e finire con calma il capitolo conclusivo. Cadendo dalle nuvole, le ho confessato che ce l’avrei messa tutta, ma che nel pomeriggio del 4 sarei partito per altri lidi e che avrei comunque consegnato il lavoro quel giorno. Io i libri li ho pure letti, ma alla fine le aggiunte al capitolo sono state minime. Dopodiché, circa una settimana dopo la partenza, la relatrice mi scrive un’e-mail al vetriolo dissociandosi dai non-ringraziamenti che ho inserito all’ultimo momento. Ho avuto infatti la geniale idea di esprimere qualche critica alla mia prestigiosa facoltà e all’altrettanto prestigiosa università. Le rispondo che mi spiace di averle creato disagio, ma che sulle mie opinioni non sono disposto a negoziare. La sua replica – laconica – è che quello che potrà avere disagi sono io. Dopodiché, il silenzio. 

Vedremo come andrà a finire. Io, nel dubbio, mi presenterò barbuto ed informalmente vestito. Nonché supportato da una nutrita claque di amiche ed amici, noti occupatori di facoltà ed immobili pavesi. E poi dicono che a Pavia ci si annoia.



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