martedì 20 ottobre 2015

A ridosso della partenza



Non fatevi ingannare dal titolo, è ancora archeologia blogghica. 

Rovistando nei meandri del disco duro del calcolatore personale, mi sono imbattuto in una manciata di post risalenti all'estate 2011. Li credevo ormai persi, invece li avevo conservati col solito zelo da archivista dilettante (talmente dilettante da non riuscire a ritrovarli - non so se mi spiego). In ogni caso, furono scritti sempre per la trasmissione estiva di una radio milanese, quella trasmissione in cui gli ascoltatori s'improvvisano blogger di viaggio. Chissà cosa avevo in mente, perché alla fin della fiera non ho parlato di viaggi, ma di cose strampalate che accaddero in quel luglio a Pavia, cittadina emblema della provinciale palude padana.
 
A Pavia ci ho passato alcuni anni della mia vita, dato che lì ho frequentato - nel bene e nel male - l'università. Guardando indietro, mi rendo conto che in quel luogo si sono consumati dei passaggi-chiave, che continuano a influenzarmi ancor oggi. La considero cordialmente un posto di merda, ci metto piede a intervalli irregolari che durano qualche mese, e la affronto ogni volta col piglio del reduce e del vecchiaccio inacidito (o del vecchio reduce inacidito, fate vobis). Sì, perché l'università non porta traccia dei fermenti che furono, Scienze politiche non è più quella di una volta e i giovini che affollano quei chiostri sono nati nella seconda metà degli anni '90, oltreché sfoggiare capigliature e abbigliamento per me incomprensibili.

Vabbé, volevo fare una breve introduzione e mi son messo a fare il vecchio che borbotta. Vogliatemi bene per ciò che sono, ché a 'sto mondo nessuno è perfetto.

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Radio Baltica
Fuxan os ventos - Sementeira


E così, si ricomincia anche quest’anno.

Anche se, per quanto mi riguarda, quest'estate 2011 ha preso tutta un’altra piega rispetto alle precedenti. L’anno scorso, infatti, raccontavo del mio anno di Erasmus a Santiago de Compostela. L’anno prima, avevo raccontato del mio tirocinio nella bella Amsterdam. Quest’anno – udite udite – pare che mi laureo. L’anno accademico appena trascorso l’ho infatti passato – tra una cosa e l’altra – sulla tesi. E sono faticosamente arrivato alla fine. Ma questo son certo non vi interessi: quel che è importante è che, per festeggiare, per riprendermi, ho pensato bene di regalarmi un viaggetto pre-discussione. Dove? Nel luogo che più è rimasto inchiodato nella mia memoria di tesista-in-crisi: Compostela, città sacra/città profana.

Mi spiego: nelle lunghe ore passate sui manuali, oppure davanti allo schermo del piccì a mettere in fila le parole sulla pagina bianca, l’evasione possibile consisteva nel tornare, con la mente, a Compostela. Così, la memoria ha pian piano ricostruito una città immaginaria zeppa di suggestioni e di ricordi, che prende solo spunto da quella reale, che non potrà coincidervi mai. È la mia città, la mia Compostela immaginata, che ora cercherò di raggiungere, ben consapevole che nella realtà non esiste. Un’astrazione, una città invisibile.

Tornando alla polvere della vita di tutti i giorni, questo lunedì 4 luglio è stato una giornata campale. Alzatomi prestissimo, ho inforcato la bici e preso un treno in direzione Pavia, dove ha sede l’università che ho frequentato in questi anni. Obiettivo: portare la tesi – finita ieri, nell’ultimo giorno utile – a stampare. Dopodiché ho preso un treno che mi ha riportato a Milano. Ora sto facendo le ultime cose prima di partire: mando e-mail in giro, assemblo lo zaino, chiudo casa. Nel bagaglio, come al solito, poche cose; e un unico libro, sulla storia di Lotta Continua :). Non ho piani precisi per i prossimi dieci giorni in terra galaica: arrivo a Compostela in prima serata e so che ci resterò grosso modo fino al 7/8 luglio. Poi mi sposterò nell’altrettanto bella Pontevedra, una sessantina di chilometri più a sud.

Questo è quanto, per il momento. Ci aggiorniamo da Compostela!

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Postilla.

In altre faccende affaccendato, non scrissi nemmeno una riga da Compostela. In compenso, il seguito del blog estivo fu strampalato. Ma ne riparleremo la prossima volta.


 

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