venerdì 4 settembre 2015

Lettera di un dongiovanni timido 20



Cara amica,

è un sacco che non ti scrivo e me ne dolgo. Ma, come ben sai, quest'estate è venuta fuori bella indaffarata, e va bene così. Del resto, se scrivessi ogni giorno, cesserebbe d'essere un piacevole passatempo e si trasformerebbe in un lavoro, per quanto non mi spiacerebbe farlo, questo lavoro, specie se retribuito.

Chiedo scusa, sai che tendo a divagare.

Invece adesso che è settembre di tempo libero ne ho, e ho ripreso quel mio altro passatempo che sono i giri fatti a piedi. Specie in luoghi dove - al contrario di Gotham - si possano vedere alberi, e tante altre cose verdi, e ascoltare il silenzio, e incontrare un numero ragionevolmente basso di altri esseri umani. Senza performance da documentare né record da battere, andare avanti quanto si può, si vuole e si riesce. Ci son giorni in cui accade quella specie di prodigio in cui la mente si svuota dai pensieri, ed esiste solo il momento presente, un piede segue l'altro e basta.

Oggi salivo su un sentiero che costeggia quel grosso lago a forma di Y rovesciata, non troppo lontano da Milano. Entravo e uscivo da chiazze di bosco, e a volte il sentiero s'allontanava dal pendio, perciò perdevo regolarmente di vista il blu della superficie liscia del lago. Salivo e sudavo, ché comunque il cielo era sgombro e il sole era alto. Finché son arrivato abbastanza in alto, e gli alberi parevano essersi fatti da parte per lasciarmi vedere: là dove, come due amanti, s'incontrano i rami del Lago di Como.

Non ho potuto non pensare a te, cara amica, al fatto che tu sia momentaneamente lontana e a come i rami del lago non si facciano problemi a superare distanze, valli, rocce e strapiombi, pur d'arrivare a incontrarsi.

T'abbraccio forte.




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