mercoledì 3 giugno 2015

Lettera di un dongiovanni timido 17



Cara amica,

ricordo d'aver parlato con te varie volte degli innamoramenti-lampo: quelli che a volte ci assalgono per strada o sui mezzi pubblici. Innamoramenti fulminei, di quelli che durano lo spazio di pochi sguardi, o una manciata di fermate. Ci lasciamo catturare da una serie di particolari, che ad occhi distratti passano spesso inosservati. Il titolo di un libro aperto, un taccuino e una penna, gesti talmente semplici da sembrare banali - tipo accendere una sigaretta o indossare con disinvoltura una maglietta, una spilla, un tatuaggio.
Che vuoi farci, noi inguaribili romantici (ahahah - risate registrate da sitcom americana) siamo così: basta poco per scatenare la nostra fervida immaginazione.

Pensa anche a un'altra cosa: maggio è il mese più bello da passare a Milano. La necropoli riprende almeno un po' di vita, i vivi morenti che la popolano si riscoprono - almeno in parte - umani, quasi socievoli. E poi girare in bici diventa quanto mai piacevole - al netto del traffico snervante e degli automobilisti snervati - con la brezza che scompiglia i capelli e i profumi della fioritura che solleticano le narici. E compaiono come d'incanto tutte le belle cicliste.

L'altro giorno pedalavo non-curante per andare da un punto A a un punto B.
D'improvviso, in lontananza, appare la visione d'una fanciulla in bicicletta, dal portamento elegante.
M'avvicino, pur restando ancora un po' a distanza. Lunghi capelli rossi al vento, occhiali da sole, pedalata sciolta, abbigliamento sobrio, sorriso rassicurante di chi è a posto con se stesso e con gli altri.
Oddio - penso - adesso m'innamoro-lampo.
Semaforo rosso, lei frena, io m'accosto e la osservo (sfoggiando probabilmente il consueto sguardo da triglia). Nella testa ho come un turbinio di pensieri confusi che s'accavallano: capelli rossi, frangetta, lentiggini, Venere di Botticelli, statua greca, Silvio Muccino, Come te nessuno mai, ciao fei belliffima...
E poi, implacabile come il suono della sveglia nel bel mezzo d'un sogno, scatta il miserabile verde. Resto ancora lì scombussolato, mentre lei con uno scatto disinvolto riparte e - senza che possa in alcun modo reagire - svolta in una via laterale, scomparendo in uno svolazzo di riflessi color del tramonto.

Addio, bella ciclista dai capelli di rame! - grido tra me e me. E poi riparto verso la meta, definitivamente destato dagli sberleffi dei clacson.





Nessun commento:

Posta un commento