lunedì 22 giugno 2015

Lettera di un dongiovanni timido 19



Radio Baltica
Radiohead - Karma Police


Cara amica,
appena un paio d'ore dopo l'inizio astronomico dell'estate, eravamo già insieme. E non avrei immaginato un inizio migliore, per la nuova stagione.

M'hai dato appuntamento in una piazzetta del centro, davanti alla quale sarò passato un milione di volte senza mai fermarmi. Eri lì, insieme a una dozzina d'altri esploratori urbani, seduta sui gradini di marmo d'una chiesa. Al centro - dell'attenzione e della piazza - un trio acustico suonava Karma Police. Hai presente quella sensazione di essere al posto giusto nel momento giusto? Ecco, quella.

Senza dire una parola e ancora prima d'abbracciarci, m'hai accolto da lontano con uno dei tuoi grandi sorrisi. Siamo rimasti lì per un po', mentre il gruppo suonava versioni dei Nirvana, degli Afterhours e poi pezzi malinconici e profondi degni d'un Eddie Vedder padano. Niente era fuori posto, mentre la città ci cullava col suo lato migliore, per una volta lasciato allo scoperto e non nascosto in qualche anfratto per pochi iniziati.

Poi il concerto è finito, coi musicisti che si son congedati dal pubblico come amici di vecchia data. Ci siam mischiati alla folla d'una piazza più grande, un paio di birre e noi. E per qualche ora non è esistito nient'altro all'infuori di quel microcosmo, del raccontarci e del raccontare, dell'osservarsi da pochissimi centimetri e dello scoprirsi a vicenda, minuto dopo minuto, contatto dopo contatto, risata dopo risata. Eravamo soli in mezzo alla festa d'una domenica notte d'inizio estate, un po' come i ragazzi di Prévert, ma senza passanti arcigni a puntarci contro il dito. E come loro, non c'eravamo per nessuno.





venerdì 12 giugno 2015

Lettera di un dongiovanni timido 18





Radio Baltica
I Camillas - La canzone del pane


Cara amica,

si parlava l'altro giorno della parola compagno, compagna. Che secondo noi è una parola bellissima. Cum panis, con pane: una parola che indica le persone con cui si condivide il pane. Con cui si sceglie di condividere il pane, l'alimento fondamentale, il nutrimento per antonomasia.

Scegliamo di condividere il pane con chi condivide le nostre idee e le nostre pratiche di solidarietà, di mutuo soccorso. Condividiamo il cibo con chi costruisce giorno per giorno il nostro comune. E il tessuto del vivere quotidiano è intrecciato col pane che consumiamo insieme.

Cambiando angolazione, poi, m'improvviso Neruda dei poveri e penso alle mie mani che toccano il tuo corpo chiaro, ed è come quando si lavora l'impasto: la stessa intensità, la stessa dedizione, lo stesso desiderio di arrivare fino in fondo. Tu sei pane e come tale necessaria, profumata, morbida dentro dopo aver affrontato la crosta...

E quindi questo è quanto, amica e compagna; spero di condividere altri cento di questi pani.



Titoli di coda
SONETO XIII

La luz que de tus pies sube a tu cabellera,
la turgencia que envuelve tu forma delicada,
no es de nácar marino, nunca de plata fría:
eres de pan, de pan amado por el fuego.

La harina levantó su granero contigo
y creció incrementada por la edad venturosa,
cuando los cereales duplicaron tu pecho
mi amor era el carbón trabajando en la tierra.

Oh, pan tu frente, pan tus piernas, pan tu boca,
pan que devoro y nace con la luz cada mañana,
bienamada, bandera de las panaderías,

una lección de sangre te dio el fuego,
de la harina aprendiste a ser sagrada,
y del pan el idioma y el aroma.

Pablo Neruda, Cien sonetos de amor




giovedì 11 giugno 2015

#MaiConSalvini – Cologno non ti vuole!


Riporto il testo del volantino diffuso a Cologno in occasione del comizio di Salvini a sostegno del candidato sindaco leghista.
Unici stranieri: i leghisti nei quartieri!


***
Anche  a  Cologno  tocca  subire  una  comparsata  del  politico  più  amato dalle  tivù  e  dalle  riviste italiane, Matteo Salvini. Come il prezzemolo, è comparso a sostenere il suo candidato sindaco.

Lo  diciamo  subito:  a  noi  non  interessa  per  niente  fare  campagna elettorale,  sostenere  l'uno  o l'altro candidato al ballottaggio.

Siamo qui per dire che Salvini non ci piace nemmeno un po'. Prima di tutto, ci sembra offensivo che venga proprio in una città come Cologno: la stragrande maggioranza degli abitanti è nata o ha origini nel sud Italia. Stiamo infatti parlando di un politico di professione che fino a pochi anni fa cantava cori contro i “terroni terremotati che col sapone non si sono mai lavati” (a Pontida nel 2009). Oppure nel 2012, sulla sua pagina ufficiale di Facebook, affermava che se al Sud le cose vanno male è anche colpa della mentalità opportunista e menefreghista di “buona parte della popolazione” che “non fa una mazza dalla mattina alla sera”. E quindi siamo noi stessi o i nostri familiari che, solo pochi anni fa, dovevamo “tornarcene al nostro paese”, perché noi dalla Puglia, Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo o Molise
eravamo qui a “rubare il lavoro agli onesti cittadini del nord”. Chi cambia discorsi in poco tempo e per convenienza elettorale è – come si dice in milanese – un barlafüs, cioè uno sciocco. E pure un furbacchione in malafede. A lui interessa solo acchiappare i nostri voti per restare in politica, dato che non ha mai fatto altro nella vita: non facciamoci prendere in giro da uno così! Cosa volete che gli importi dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e degli esodati? Vogliamo davvero che Salvini e i leghisti governino le nostre vite?

Salvini oggi è nel centro della nostra città a regalare le sue solite sparate. Sparate che alimentano la guerra  tra  poveri.  Certo,  perché  uscirsene  con  cose  tipo  le  “bombe  sui  barconi”  o  le  “ruspe  sui campi rom” sono solo frasi a effetto, che puntano alla pancia delle persone e che confondono la loro testa. Già, perché se il lavoro va male, c'è la crisi, la disoccupazione e si fa fatica ad arrivare a fine mese, prendersela con chi è più sfigato di noi è facile e ci distrae per un po' dalle nostre, di sfighe. Ma  soprattutto,  distrae  dai  veri responsabili  dei  nostri  problemi,  cioè  chi  comanda  nelle  aziende  e nelle istituzioni, e li lascia in pace a farsi i loro interessi.

Infatti Salvini parla tanto anche per farci dimenticare che il suo partito, la Lega Nord, ha governato l'Italia insieme a Berlusconi per anni, prima di vedersi travolto da grossi  scandali finanziari: altro che  "Roma  ladrona",  erano  i  ladroni  ad  essersi  piazzati  a  Roma.  Ci  ricordiamo benissimo  che  l'ex segretario Umberto Bossi e l'ex tesoriere Francesco Belsito, per esempio, a febbraio 2015 sono stati  rinviati  a  giudizio  per  truffa  sui  rimborsi  elettorali:  non  parliamo  di  noccioline,  ma  di  circa  40 milioni  di  euro,  usati  per  le  spese  private  della  famiglia  del  Senatur,  Trota  compreso,  e  per comprare diamanti, lingotti d'oro e auto di lusso. Attualmente Belsito  è accusato di appropriazione indebita aggravata di 5,7 milioni di euro. Cose da gente normale, insomma. A livello locale, poi, la Lega sforna sindaci­-sceriffi che si dimenticano del bene comune, presi come sono dal rendere la vita impossibile ai migranti e a chi non la pensa come loro. Così son capaci tutti, forti coi deboli... e deboli coi forti.

E quindi lo diciamo anche in milanes, così magari lo capisce meglio: uè Matteo, va a ciapà i ratt! Te capì? Culogn te vœur no!



mercoledì 3 giugno 2015

Lettera di un dongiovanni timido 17



Cara amica,

ricordo d'aver parlato con te varie volte degli innamoramenti-lampo: quelli che a volte ci assalgono per strada o sui mezzi pubblici. Innamoramenti fulminei, di quelli che durano lo spazio di pochi sguardi, o una manciata di fermate. Ci lasciamo catturare da una serie di particolari, che ad occhi distratti passano spesso inosservati. Il titolo di un libro aperto, un taccuino e una penna, gesti talmente semplici da sembrare banali - tipo accendere una sigaretta o indossare con disinvoltura una maglietta, una spilla, un tatuaggio.
Che vuoi farci, noi inguaribili romantici (ahahah - risate registrate da sitcom americana) siamo così: basta poco per scatenare la nostra fervida immaginazione.

Pensa anche a un'altra cosa: maggio è il mese più bello da passare a Milano. La necropoli riprende almeno un po' di vita, i vivi morenti che la popolano si riscoprono - almeno in parte - umani, quasi socievoli. E poi girare in bici diventa quanto mai piacevole - al netto del traffico snervante e degli automobilisti snervati - con la brezza che scompiglia i capelli e i profumi della fioritura che solleticano le narici. E compaiono come d'incanto tutte le belle cicliste.

L'altro giorno pedalavo non-curante per andare da un punto A a un punto B.
D'improvviso, in lontananza, appare la visione d'una fanciulla in bicicletta, dal portamento elegante.
M'avvicino, pur restando ancora un po' a distanza. Lunghi capelli rossi al vento, occhiali da sole, pedalata sciolta, abbigliamento sobrio, sorriso rassicurante di chi è a posto con se stesso e con gli altri.
Oddio - penso - adesso m'innamoro-lampo.
Semaforo rosso, lei frena, io m'accosto e la osservo (sfoggiando probabilmente il consueto sguardo da triglia). Nella testa ho come un turbinio di pensieri confusi che s'accavallano: capelli rossi, frangetta, lentiggini, Venere di Botticelli, statua greca, Silvio Muccino, Come te nessuno mai, ciao fei belliffima...
E poi, implacabile come il suono della sveglia nel bel mezzo d'un sogno, scatta il miserabile verde. Resto ancora lì scombussolato, mentre lei con uno scatto disinvolto riparte e - senza che possa in alcun modo reagire - svolta in una via laterale, scomparendo in uno svolazzo di riflessi color del tramonto.

Addio, bella ciclista dai capelli di rame! - grido tra me e me. E poi riparto verso la meta, definitivamente destato dagli sberleffi dei clacson.