sabato 16 maggio 2015

Lettera di un dongiovanni timido 14

Radio Baltica
Extremoduro - Quemando tus recuerdos



Cara amica,

son tre giorni che non riesco a smettere di pensare al fatto che vai a convivere. Non fraintendermi: che tra noi ogni cosa sia finita (e da un pezzo) penso di averlo metabolizzato. Ci mancherebbe, dopo tutto questo tempo. E poi, a dirla tutta, me l'aspettavo, ché si sa che queste sono cose che succedono.

Son contento per te, e molto. Fidati che lo dico senza retorica né per senso del dovere.
Solo, la cosa mi sta facendo un pochino male, ma non tanto eh: come - che so - quando all'indomani d'uno sforzo inconsueto ti viene l'acido lattico. M'hai ricordato che lì dietro l'angolo c'è (o ci dovrebbe essere) quella cosa che la gente chiama 'vita adulta', secondo cui grosso modo una persona si assesta sentimentalmente, va a convivere e magari fa pure dei figli. La verità è che, con il passare degli anni, il sottoscritto si sente sempre meno conforme con questo schema. A suo tempo, anni fa, ero sinceramente convinto che con te sarei potuto arrivare almeno alla prima tappa (solo la prima, eh, perché i figli ommioddìo che ansia). Invece oggi son sempre più scettico, non credo che riuscirei a stabilizzare una qualsivoglia relazione, e soprattutto non ne ho granché voglia.

Il giorno in cui m'hai fatto uscire dalla tua vita di tutti i giorni, pensavo si stesse chiudendo un capitolo. Sai che tendo ad essere drammatico, e quindi oggi mi sento come alla fine di un libro, di quelli che ti lasciano l'amaro in bocca. Ora che vai a convivere, come farò se mi vien voglia di venire a trovarti? Non potrò più stare da te, anche se solo sul divano, né prepararti la colazione - ché senza caffè tu appena sveglia stermineresti il genere umano. Dovrò invece prenotarti per qualche ora, per chiacchierare sul dehors di un baretto, con la fretta di dover dirti tutto perché poi il tempo a mia disposizione scade. Non potrò più sbirciare i ripiani della tua libreria e scoprire le nuove letture, né svuotarti i posacenere ricolmi solo per il gusto di far qualcosa di gratuito e carino. Cara amica, ho la sensazione di trasformarmi progressivamente in un estraneo e ciò mi ricorda una pantegana che rosicchia qualcosa dentro.

E nulla, basta far drammi. Ora, come suggerisce la canzone della colonna sonora mentale, "vado a impregnarmi di benzina un'altra volta, vado a sfregarmi in giro, vediamo se m'accendo; percorrerò da un estremo all'altro la città, bruciando i nostri brutti sogni". Ma prima t'abbraccio. Alla prossima.



Nessun commento:

Posta un commento