sabato 4 aprile 2015

Lettera di un dongovanni timido 8


Radio Baltica
Afterhours - Bye bye Bombay


Cara amica,
sarà un anno che non ci vediamo di persona. Paradossalmente, ci son volte che ti percepisco come una presenza, per quanto assente. O, se preferisci, come un'assenza presente; vedi un po' tu, per me è uguale.

Giusto stamani ripensavo per l'ennesima volta alla mia partenza, che allora percepivo come uno sradicamento: le mie radici nude esposte all'aria, un'operazione a cuore aperto, un fascio di legami recisi che sanguinano.

Nella tua lingua, la nostra lingua comune, c'è la parola destierro, che secondo me rende bene l'idea: quando ti strappano dalla terra di cui ti senti parte. Mai in precedenza m'era capitato d'associare alle persone care la terra - fertile - in cui il nostro vissuto comune aveva attecchito ed era cresciuto.

Abbi pazienza, ritorno alla metafora del giardinaggio, come all'inizio dei nostri incontri: le relazioni umane sono piante, e bisogna curarle, ciascuna a suo modo, e hanno bisogno di buona terra in cui mettere radici. Quando la nostra pianta si stava seccando, ammetto, per farmi forza mi sono spesso raccontato di essere un bravo giardiniere. Oggi non ne sono più tanto sicuro, sto ricominciando da zero, dalle piantine di basilico sul balcone al sesto piano.

Appena prima di salire su quel cavolo di aereo, amica, avevo un nodo gigante alla gola e inchiodato in testa il verso d'una canzone: io non tremo, è solo un po' di me che se ne va.



Nessun commento:

Posta un commento