sabato 11 aprile 2015

Lettera di un dongiovanni timido 9


Cara amica,
quando mi guardi con quello sguardo lì, mica capisco che cosa vuol dire. Anche perché spesso sorridi, e mi sembri più enigmatica della Gioconda.

Vorrei fosse uno sguardo d'intesa, di quelli che poi non c'è bisogno d'aprir bocca ché ci si capisce al volo, tu ed io.
Vorrei fosse uno sguardo di rassicurazione, anche, come per dire che "non temere, per quanto goffo e impacciato, amico, per me resti un punto fermo".
Vorrei  fosse uno sguardo d'invito, se me lo concedi, ché ci son volte che vorrei chiudermi in una stanza con te e non uscire per ore, parlare per ore e fare per ore ginnastica d'amore - non necessariamente in quest'ordine - e uscire solo quando si ha fame e si ha sete.

Ma non è solo questo. Ci ho un sacco di ambizioni, sai? Tipo che vorrei andare alle mostre con te, scoprire i lati nascosti della necropoli, bere tisane d'inverno e centrifugati d'estate. Vorrei star lì, fianco a fianco, a far letture in parallelo, tu col tuo libro e io col mio, che so, io con Izzo e tu con Galeano, io con Foscolo e tu con Dostoevskij, io Enrico Brizzi e tu Beppe Fenoglio. Vorrei passare questi pomeriggi di primavera su una coperta in un parco, ma un parco vero eh, di quelli abbastanza grandi da non sentirci il rumore del traffico. Naturalmente senza imporre nulla, sia chiaro, solo se ci hai tempo e ci hai voglia.

Vorrei scoprissimo la nostra città invisibile, anzi meglio: vorrei la costruissimo insieme. Con passaggi segreti, vecchie porte e cimiteri monumentali. Giri in bicicletta a tracciare le nostre mappe mentali, e osterie come nostri porti franchi (tu vino rosso e io gin tonic). I piccoli templi dei nostri concerti, le piccole burrasche dei nostri sconcerti e dei malumori che a volte sono in agguato dietro agli angoli. Anche perché la nostra città non teme la malinconia dei ricordi spezzati, né la tristezza delle notti di nebbia a novembre. Così come non rimuove i conflitti, da quelli del quotidiano a quelli più grandi, o non rimuove le nostre mille contraddizioni.

Boh, amica, alla fine non so più se volevo parlarti di legami o di riti psicogeografici. Ma va bene lo stesso.

Quando mi guardi con quello sguardo lì, invece, a me viene lo sguardo da triglia. E mi vien da farfugliare: "Amica, fei belliffima!".



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