domenica 19 aprile 2015

Lettera di un dongiovanni timido 11


Radio Baltica
Le luci della centrale elettrica - I Sonic Youth


Cara amica,
è un sacco che non ti vedo. E, a dirla tutta, l'ultima volta che ci siam visti non fa neanche testo, ché tu eri accompagnata e io accusavo parecchi assaggi di ottimi vini. Ma tant'è.

Anche se le nostre strade si sono incrociate solo per qualche settimana, mi capita abbastanza spesso di ripensare a te. M'affascinavano i tuoi racconti sull'adolescenza grunge del delta del Po, le feste de l'Unità, la voglia di andartene e la monotonia della pigra vita di paese. Mi piacevano molto - in ordine sparso - il tuo accento musicale, la tua pelle liscissima e pallida, i capelli a spaghetto e quell'aria da ragazza acqua e sapone - nonostante Milano e nonostante quel tuo lavoro in mezzo ai maledetti creativi (che da queste parti scorrazzano indisturbati).

Era appena iniziato giugno, e una volta liberati dalla fastidiosa barriera dei nostri abiti, tu dissi una cosa che m'è rimasta impressa: "Caro amico, hai una faccia e dei gesti come un bambino che ha appena scoperto le bambine". E c'hai ragione: chiamala goffaggine, chiamala timidezza, sta di fatto che ogni volta mi sento come la prima, le gambe che mi tremano e le farfalle nello stomaco. Mannaggia a me, mannaggia.



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