martedì 10 marzo 2015

Lettera di un dongiovanni timido 4

Radio Baltica
Skruigners - Come foglie



Cara amica,

m'hanno accusato da più parti d'essere un romantico - forse uno degli ultimi? - per via di queste missive e della propensione a mettere sotto la lente d'ingrandimento stati d'animo e relazioni. A me tale definizione fa strano, e va da sé che non son d'accordo.

Tu, invece, m'hai accusato più volte d'essere portatore d'un pessimismo radicale che ben pochi altri hanno, in quello stesso ambito delle relazioni tra esseri umani ed i loro umani sentimenti. Nemmeno qui son d'accordo. Non è vero che son radicale: se ci penso, mi auto-definisco pessimista moderato. Già che vedo estremamente difficile quel che il resto del mondo chiama "amore". Estremamente difficile capire a fondo l'altro, apprezzarne i difetti e non solo tollerarli, mettere da parte lo sbirro, il prete e il capitalista che abbiamo nel cervello. Non cedere all'egoismo nella vita d'ogni giorno, non far del male né essere feriti, saper negoziare, e quando serve saper cedere. Vedo difficile, difficile riuscirci, già che da vicino nessuno è normale, ognuno ha la sua quota - più o meno grande - di legittima stranezza; già che i nostri umanissimi limiti ci fanno confondere, o ci spingono a cercare con affanno conferme, o compensazioni, o cose simili; o più semplicemente gli umani cambiano - grazie al cielo - e se anche si compie il miracolo d'incontrarsi in una tappa, non è detto che poi si riesca/si possa/si voglia star insieme nel resto del cammino. Aggiungi il fatto che qui a Gotham City i ritmi di vita sono frenetici e il tempo per la vita sociale scarseggia sempre, tra lavori di merda, spostamenti da un luogo all'altro e passatempi più o meno costruttivi che servono a non cadere nell'alienazione del quotidiano.

- Ma vedi che sei radicale nel tuo pessimismo? - dirai tu - Allora a che serve tutto il nostro agitarci? Pensi che chi crede nell'amore perda il suo tempo, o si stia sbagliando?

- Non lo penso affatto, amica, ed è qui che mi ritengo moderato: nel loro affanno, nel loro esser tristi, disorientati e imperfetti, gli umani si cercano l'un l'altro. Ed è qui il riscatto: nel senso dell'incontro. Quando riesce, quando quel ponte fragile è lanciato e dura qualche istante, ecco, tutto quanto ha già un senso.
Quando poi si spezza, non importa, siam già pronti a ricominciare da capo.



[Ogni lettera è quasi totalmente inventata, se a qualcuno interessa]





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