domenica 11 gennaio 2015

Sanfermines



È proprio vero che la saggezza popolare non mente mai. Infatti, se non è Maometto che va dalla montagna, è la montagna che va da Maometto: prima ancora di arrivare nell’Euskal Herria, conosciamo Nahia, venticinquenne di Bilbo (in castigliano nota come Bilbao) di ritorno dal suo Erasmus a Trento, felice e laureata in ingegneria delle telecomunicazioni, reduce da dieci mesi di bagordi e gite fuori porta. Discorrendo, incontriamo quella che poi si rivelerà una costante, per quanto riguarda l’Hegoalde (il sud del paese basco, cioè la parte spagnola): ossia la ritrosia a parlare della situazione politica basca, che come sapete è un argomento che ci sta particolarmente a cuore. 
Arrivati a Zaragoza, accettiamo di buon grado il passaggio per Iruña (Pamplona, la nostra prima meta) gentilmente offertoci dai suoi genitori, per nulla seccati dalla deviazione imprevista e dalla presenza di due estranei. Ma non finisce qui: ci invitano a passare qualche notte da loro quando saremo di passaggio a Bilbo. A noi, teorici dello scrocco, basta uno scambio di sguardi per decidere che onoreremo quest’inaspettata quanto gradira ospitalità basca.

Ecco che in un’oretta arriviamo a destinazione, e veniamo scaricati con armi e bagagli in pieno centro a Iruña. L'atmosfera di festa è qualcosa che percepiamo dopo pochi passi: tutti hanno vestiti bianchi (con numerose variazioni sul tema), e portano un foulard al collo e una sciarpa in vita, entrambi di un colore rosso acceso.

Lasciati gli zaini nel deposito bagagli della stazione, inauguriamo la serata in un’herriko taberna (baretto militante, letteralmente taverna del popolo), che poi scopriamo essere un ex sede di Batasuna, il partito indipendentista ritenuto il braccio politico di Eta e per questo messo fuori legge un paio d’anni fa. Scopriamo più tardi che, durante San Fermín, i vari collettivi e movimenti che caratterizzano l’effervescente società civile basca sono soliti affittare dei baretti/balere popolari per autofinanziarsi: nel centro storico troviamo infatti il bar delle femministe, quello dei giovani, quello degli internazionalisti, quello che sostiene i prigionieri politici, e via discorrendo. A più riprese, in posti diversi, si manifesta quella diffidenza a cui accennavamo prima: pur essendo locali di compagni, nessuno sembra avere troppa voglia di darci le delucidazioni che tanto ci interessano, sulla situazione poltica e sulle varie organizzazioni (che sono davvero un’infinità). Del resto come dar loro torto: il clima generale di festa poco di presta a questo genere di discorsi :)

La festa è bella impegnativa: immaginatevi Milano la sera della vittoria dei mondiali, ma cento volte più alcoolica. Ecco, questa e' una buona approssimazione di quello che appare ai nostri occhi meravigliati. Innanzi tutto l'odore: un indescrivibile misto di sudore, vomito, vino, birra e piscio sale dai vicoli del centro, un odore di cui difficilmente il festaiolo si libera nei giorni seguenti. Poi le bande musicali: una dozzina di bande itineranti, tipo banda di paese, ciascuna con una specie di divisa (di solito una maglietta o una camicia di un certo colore sul bianco e sul rosso di base) e con uno striscione d'apertura. Fanno ballare chiunque si trovi in strada. A questo aggiungono una funzione di relazioni pubbliche, dal momento che le scorribande si concludono immancabilmente all'esterno di un bar, dove, altrettanto immancabilmente, si va a tazzare in allegra compagnia.

Passiamo così da una bar all'altro ballando canzoni di lotta che ricordano la Banda Bassotti; riusciamo anche a sentire il finale di un concerto degli Ojos de Brujo che suonano gratis in Plaza del Castillo, la piazza centrale. Passate le sei, ci lasciamo andare, sfiniti, su una panchina lungo le mura, con annessa ventazza malefica che ci sveglia intirizziti dopo neanche due ore. Quest’inconveniente ci permette di vedere i residui della festa della notte e il finale del famoso encierro, la corsa dei tori (anche se non vediamo che quattro mucche marroncine che trottano scampanellando nell'indifferenza generale).

E ora, la risposta alla domanda che tutti vi starete facendo: come fa il comune di Iruña a fare piazza pulita di tutto il pattume che si accumula ai bordi delle strade dopo una notte del genere? La risposta è abbastanza inquietante: un irruento getto d'acqua aromatizzata alla Big Babol spazza via con la sua furia le montagnette di bottiglie e bicchieri vuoti, lasciando aleggiare per qualche minuto nell'aria quell'odore che tanto ci ricorda le scuole elementari.

Un altro aspetto inquietante: l'orologio biologico. Basta una notte di questo tipo per stravolgere le nostre abitudini: si dorme durante il giorno, in tre/quattro rate da una a due ore ciascuna, bivaccando nei numerosi parchi della città. Questa pratica è seguita anche da molte altre persone che, come noi, riempiono i parchi, facendo apparire le vie del centro tristemente desolate durante il giorno. A quanto pare, è un'usanza talmente consolidata che sui depliant del comune destinati ai turisti si invita a rispettare i parchi, le strade, gli alberi e... quelli che dormono in giro.

La seconda notte si svolge sulla falsariga della prima, se non fosse per un momento di defaillance, avvenuto in una specie grossa aiuola intorno alle due del mattino per via degli alcolici ingeriti :) La notte finisce peregrinando da un prato all'altro in attesa dell'apertura della stazione (per recuperare i bagagli) e del pullman che ci porta a Donostia (San Sebastián), fortunatamente in compagnia di Marie, una fanciulla francese conosciuta la sera prima, che prima di salutarci ci invita (anche lei!) a passare qualche giorno nella sua casa al mare, dalle parti di Miarritze (Biarritz). Ma chissà se e quando ci arriveremo - commentiamo sornioni.

Ora partiamo per un giro alla scoperta di Donostia, dopo aver lasciato i bagagli in una pensioncina dai troppi euri a notte (ma almeno stanotte/mattina dormiremo senza sbattimenti) e dopo una doccia assolutamente fondamentale dopo le nottate iruñesi.
 
¡Hasta la próxima!



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