giovedì 15 gennaio 2015

Riportando tutto a casa

Lo slogan Preso eta iheslariak etxera significa "prigionieri ed esiliati a casa"; la lotta contro la dispersione dei prigionieri politici nelle carceri lontane dai Paesi Baschi è una battaglia che unisce una grossa fetta della società civile in Euskal Herria.


Il giorno seguente sveglia presto per lasciare il campeggio e tornare a Donostia. Prima però sostiamo e visitiamo Donibane Lohitzun (Saint-Jean-de-Luz) ed Hendaia (Hendaye), città carine ma sempre troppo turistiche per i nostri gusti.
Dopodiché arriviamo nel tardo pomeriggio a Donostia con il lento e ormai leggendario Eusko tren, detto El topo.
Ci parcheggiamo nella spiaggia dei surfisti fino alle otto.

Lasciamo gli zaini in stazione e ci abbandoniamo alla nostra ultima notte in giro. Facciamo la conoscenza di Aest, fanciulla lituana in giro per l'Europa, che ci accompagna tra taverne militanti, birrette, pintxos e una tappa d'obbligo allo "zibibbo" (vedi puntata precedente) per la rituale bevuta aggratis di mezzanotte. La serata prosegue con un concertone in spiaggia del gruppo Jamaica Jazz, che ci fanno ballare fino alle tre. La pulzella è però stanca e decide di abbandonarci per andare a dormire in spiaggia.

Noialtri proseguiamo nel nostro peregrinare di bar in bar, finché è tutto chiuso. Cazzeggiando incontriamo una simpatica quanto inusuale coppia di fanciulle in Erasmus: Maya dalla Finlandia e Marisa da Brescia. Ci aiutano a far passare piacevolmente un'oretta, ma ci abbandonano anche loro per dormire in spiaggia. Cominciamo a pensare che il Grand Hotel de la Plage debba essere pieno di comfort a noi sconosciuti!

Così tiriamo le sei, ritiriamo con la calma che ci contraddistingue gli zaini, alle sette prendiamo il pullman per Zaragoza, dove ci troviamo tutt'ora in attesa di prendere l'aereo che ci riporterà a Berghem, Lombardia.

È finita, ormai.

Anche parlando con la gente comune si ha sempre la sensazione che ci sia qualcosa di represso, un senso di appartenenza a un popolo che ne ha subite di ogni. Come ha detto Jorge, il padre di Nahia, "siamo un popolo senza stato". E lui non è certo un abertzale (nazionalista basco di sinistra) o un fiancheggiatore di chissà chi. Sta di fatto che il popolo basco esiste. È il popolo dell’euskera. E che oggi non vede riconosciuto il suo diritto all'autodeterminazione.

Questo è quanto.


Gero arte! (Arrivederci)



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