lunedì 12 gennaio 2015

Donostia



Usciti dall'internet cafè a Donostia ci mettiamo a girare per il centro storico e, seguendo le indicazioni forniteci dalla nostra Lonely Planet, ci imbattiamo in quella che è definita "la strada con la piu' alta concentrazione di bar frequentati da simpatizzanti dell'Eta", che, al di là dei toni allarmistici, si rivelano nient'altro che herriko tabernas. Stigmatizziamo prontamente la superficialità di questa frase infelice e dei luoghi comuni in generale.

Vista la canicola pomeridiana, ne approfittiamo per svaccarci in spiaggia e sguazzare allegramente nell'Oceano Atlantico, che tante gioie e dolori ha portato all'umanità e al continente europeo. Resuscitiamo dopo qualche ora per tornare a quella che abbiamo definito "la via dei compagni".

Con nostra grande sorpresa, troviamo una specie di "ufficio informazioni" militante, in cui entriamo con fare titubante. Con fare ancor più sospettoso, una ragazza ci osserva. Attacchiamo bottone nel nostro itagnolo per avere informazioni sull’attuale situazione politica di Euskal Herria, e ne ricaviamo un’ulteriore conferma della diffidenza che abbiamo già osservato altre volte, così che ce ne andiamo demoralizzati sotto il suo sguardo scocciato. Imprecando contro divinità varie, ci allontaniamo un po' tristi, ponendoci dubbi amletici sul perché di tanta freddezza. In fin dei conti l'insegna parlava chiaro: ufficio informazioni. È anche vero, però, che anni di sedicenti leggi anti-terrorismo e di repressione indiscriminata dei movimenti sociali sono qualcosa che lascia un segno profondo nelle coscienze e nelle abitudini degli/lle attivist*. Va bene, va bene, ma due scappati di casa come noi possono sembrare sbirri in borghese o infiltrati? Ne parliamo ancora per un po', senza arrivare ad alcuna conclusione.

Una risposta ci verrà fornita in seguito da Katerin e Amalia, ma andiamo con calma.

La serata comincia come da copione con cañas (birrette) e pintxos (fette di pane con qualunque cosa sopra, aperitivo tipico di questi lidi atlantici). Girovagando ci imbattiamo nella festa del porto. Anche qui gli ingredienti sono gli stessi: musica, balli, striscioni e slogan, il tutto innaffiato da litri di liquidi alcolici. Sul palco si esibisce un gruppo che fa canzoni popolari in euskera (la lingua basca), anche se gli arrangiangiamenti sono un po’ un pastone di blues, folk, rock, e, perché no, walzer alla Raul Casadei. È in questo frangente che conosciamo le due ragazze di cui sopra, le quali ci spiegano finalmente che la gente non parla volentieri perché il livello di conflitto con lo stato spagnolo è talmente alto che ci sono molti illegali in giro; inoltre è facile che ognuno abbia persone care in carcere, per non parlare poi del coinvolgimento emotivo dovuto alla lotta armata. È quindi comprensibile che la gente non parli facilmente dell'argomento, soprattutto con sconosciuti.

La serata si conclude all'alba, ci devono bastare poche ore di sonno perché alle undici dobbiamo lasciare la pensione. Ci trasferiamo nell'ostello della gioventù, non proprio in centro, ma sicuramente più economico. La giornata prosegue sulla falsariga della precedente: mare, passeggiate e birrette.

La svolta l'abbiamo in serata, quando in un bar che ribattezziamo "Zibibbo" (bar fighetto ma che fa il 2x1, bevi 2 e paghi 1, e che dalle 23.30 a mezzanotte ti fa tazzare aggratis) conosciamo Sarah ed Emma, statunitensi in vacanza studio a Santander, in trasferta a Donostia per il weekend. "Non ci piace la musica americana" ci dicono, "noi siamo contro Bush". Ormai la simpatia reciproca è scattata, e, vista la loro voglia di tradizioni, le portiamo alla festa del porto. Il tempo trascorre felice, ma, ahinoi, le dobbiamo accompagnare in albergo e salutare. Tra una balla e l’altra, le nostre fanciulle anglosassoni hanno accumulato un ritardo mostruoso rispetto al bedtime da che avevano, ed Emma, mentre passeggiamo tranquillamente verso l’albergo, inaspettatamente sbrocca, si fionda in mezzo alla strada, blocca un taxi e ci obbliga a percorrere l’ultimo chilometro sul quel veicolo troppo lussuoso per i nostri gusti.

A sto punto, dopo un doveroso scambio di indirizzi e-mail, anche noi andiamo a riposarci.



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