martedì 13 gennaio 2015

Bilbo

Radio Baltica

Torniamo bambini e giochiamo con l'Eusko Tren

Poche ore di sonno, colazione onesta in ostello, e via sull'Eusko Tren, chiamato affettuosamente El topo (la talpa) probabilmente per la sua esasperante lentezza: quasi tre ore per arrivare da Donostia a Bilbo, su un mezzo che più che un treno sembra l'incrocio tra un vagone dell'Atm e il trenino magico di Gardaland.

A Bilbo ci attende la nostra ineccepibile Nahia (vedi puntate precedenti). Con la gentilzza che la caratterizza, ci ospita da lei: casa in pieno centro, sottotetto tutto per noi.

Ci dirigiamo con il bel metrò di Bilbo verso Santzia, una spiaggia nei dintorni. Da qui Nahia prontamente soprannominata “la camminatrice” ci mostra - in quella che più che una passeggiata ricorda il Cammino di Santiago - le bellezze della costa della Bizkaia (la provincia di cui Bilbo è il capoluogo).
Quando ormai è sera arriviamo al celebre Puente colgante (ponte sospeso) di Portugalete, costruito nel 1888 e da pochi giorni dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità. In pratica è un’enorme impalcatura di ferro (due zampe verticali e un pezzo orizzontale) abbastanza alta da permettere il passaggio di una nave (siamo sull’estuario della Ría di Bilbo, ma fino a pochi decenni fa il porto era all’interno della baia su cui si affaccia la città, lungo il fiume, e non sul mare). Il passaggio di auto e pedoni è assicurato da una piattaforma sospesa alla parte orizzontale, che scivola senza sosta da un argine all’altro. Uau!

La sera, stanchi morti, a letto presto.

La mattina seguente breve giro per la città, ma, soprattutto, facciamo conoscenza con il personaggio più carismatico di tutto il viaggio: Urtxi (pronuncia: Urci).
Lo conosciamo entrando in quello che da fuori sembra uno dei tantii negozi di compagni baschi che tanto ci piacciono. Subito notiamo però una bandiera mai vista, una sorta di bandiera della pace con un triangolo bianco e una stella verde in mezzo, che un po’ ricorda quella di cuba, con una scritta verde che recita, severa ed enigmatica, Euskaldunia.
Il negozio e il suo barbuto proprietario sembrano nutrire particolare interesse sulle centocinquanta diverse nazionalità europee.
"Di dove siete?" ci chiede. "Italiani", rispondiamo. "Vorrete dire lombardi...". Facciamo un po' di fatica a spiegargli che, viste le nostre origini terroniche, è un po' difficile definirci e sentirci tali.
Attacchiamo il solito bottone, e per la prima volta veniamo esplicitamente invitati a fare domande sulla situazione basca. "Chiudete la porta e sedetevi", ci dice. Iniziamo a chiacchierare. ci spiega orientamento e numero di voti di ciascuno dei cinquanta partiti politici baschi, sia in Hegoalde (il sud, parte spagnola) che in Iparralde (il nord, il lato francese).

Le sette province basche; in verde l'Iparralde e in giallo l'Hegoalde.


Per circa tre milioni di baschi, cinquanta partiti è proprio un bel numero, pensiamo. Iniziamo a intravedere in lui un che di insolito ed esuberante, ma non ci facciamo troppo caso. Scopriamo poi che lui stesso fa parte di un partito, Euskaldunia, appunto. Questo partito non è registrato ufficialmente perché lo statuto è scritto solo in euskera, mentre per legge dovrebbe esserlo anche in castigliano. Ma la cosa più esilarante è che il partito conta la bellezza di undici iscritti e sedici voti simbolici alle ultime elezioni regionali...
Ma il meglio deve ancora venire: alla nostra affermazione "Mah, la lingua basca non si sa ancora da dove arriva", lui risponde: "Non è vero". E ci mostra un libro da lui scritto (come tutti gli altri libri esposti), che contiene ben ventotto teorie sull'origine dell’euskera. Ma secondo Urtxi è una l'ipotesi più accreditata: il basco viene nientepopodimeno che dalla Costellazione di Orione. Ci guardiamo allibiti e decidiamo di congedarci.

Il pomeriggio lo passiamo al celeberrimo Museo Guggenheim (confidenzialmente detto Guggy), finché le guardie non ci cacciano via all'ora di chiusura.

La sera, cena nel casco viejo con Nahia, la sua gemella Nagore e alcuni amici, e poi festa al pueblo di Santurtzi, famoso perché terra natia del gruppo punk Eskorbuto, icona degli anni '80 iberici. Anche qua alto livello di militanza e di alcol. Le collinette di bicchieri di plastica e bottiglie vuote raggiungono dimesioni ragguardevoli. Si vede che siamo in periferia, anche il livello di zarraggine è alto... quasi quasi ci sentiamo a casa. E anche gli anarchici sono come non te li aspetteresti mai: dal loro stand viene pompata Shakira a tutto volume.



Alle cinque rincasiamo e dormiamo fino alle undici.
Ed eccoci ad oggi. Con la macchina di Nahia andiamo a Gernika (quella del bombardamento e del quadro di Picasso) e visitiamo l'interessante museo. Dopodiché andiamo a Elantxobe, pittoresco paesello di pescatori a picco sul mare. E cosi' arriviamo ad ora.

Domani lasceremo Bilbo alla volta di Gazteiz (Vitoria), la capitale amministrativa della comunità autonoma basca. Chissà quanti altri Urtxi incontreremo prima di tornare in Italia... anzi no, in Lombardia!

Agur (arrivederci in euskera) amici!




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