mercoledì 14 gennaio 2015

A spasso in Iparralde



L'ultima mezza giornata in quel di Bilbo trascorre tranquillamente in attesa del pullman per Miarritze (Biarritz), dove decidiamo di recarci al posto di Gazteiz (Vitoria). Fonti ben informate ci hanno infatti detto che la capitale amministrativa non è molto interessante da vedere, dal momento che è stata scelta fondamentalmente come ripiego: a causa della secolare e accesissima rivalità tra Donostia e Bilbo, quando nel 1979 venne istituita la comunità autonoma basca si è deciso di scegliere una terza città neutrale, per non incrementare gli scazzi. Ecco spiegato il perché di Gazteiz.

All'una salutiamo l'ineccepibile Nahia, che si dimostra ancora una volta gentilissima e premurosa nei nostri confronti, raccomandandoci di chiamarla in caso di problemi. Ovviamente la invitiamo a venire a trovarci nel nostro selvaggio hinterland milanese.

Come Nahia ci aveva detto, non senza un pizzico di fastidio, in Iparralde la cultura basca appare al visitatore distratto come puro e semplice folklore. La sensazione è che tutto sia più turistico rispetto all'Hegoalde. Inoltre, quasi ovunque spariscono i cartelli stradali bilingue: lo stato francese, diversamente da quello spagnolo, non riconosce l’euskera né alcuna forma di autonomia. Infatti, le tre province basche del nord fanno parte, amministrativamente parlando, del dipartimento dei Pirenei Atlantici, nella regione dell’Aquitania.

Troviamo faticosamente posto in un campeggio fuori Miarritze, e finalmente montiamo anche la tenda. Che ha il piccolo difetto di non essere impermeabile, quindi in caso di pioggia si trasforma in una specie di vasca da bagno. Per la Legge di Murphy, la prima sera si abbatte sul campeggio un temporale da diluvio universale. Fortunatamente, in 19-20 anni di vita abbiamo visto abbastanza puntate di MacGyver per permetterci di sopravvivere: ci siamo portati da casa un telo di cellophane da sei metri per quattro che ci permette di salvare la tenda dalla pioggia scrosciante.

Miarritze ci sembra una città tristemente turistica, senza una vita notturna minimamente paragonabile a quella delle città dell'Hegoalde, e anche con poche cose da vedere e fare, a parte le spiagge. Non c’è neanche l’ombra di un’herriko taberna! Che palle!

La mattina successiva sveglia alle otto, dovuta a quello stronzo del nostro vicino di tenda, che spara la peggio musica dal suo impianto stereo da campeggio (solo uno dei tanti giocattoli tecnologici con cui si gingilla, tra cui ricordiamo: computer portatile, bicicletta e skateboard bizzarramente messi in vendita, cuffie alla "hovintoqualcheccosa?" e poi sette/otto paia di scarpe, allineate con precisione maniacale fuori dalla tenda).

In giornata gita a Baiona (Bayonne), cittadina che si rivela una sorpresa: centro carino ma troppo turistico, che una volta abbandonato lascia spazio a vecchi quartieri dove incontriamo le herriko taverne più disponibili a parlarci della situazione basca e a sommergerci di materiale militante (perlopiù adesivi). Dopo questo pomeriggio il nostro "compagnometro" ha registrato un incremento significativo.



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