mercoledì 24 dicembre 2014

Nello zaino per Santiago


Ed eccoci qui, a ridosso della fine dell'anno solare, a ripescare l'ultimo post del blog scritto da Amsterdam. Post che però, in realtà, parla già di quella che fu la tappa cronologicamente successiva, cioè Compostela, su cui mi sono già abbondantemente soffermato.
Come in questo caso, ci sono volte in cui ho l'impressione di tornare sempre a quel luogo, che nella memoria e negli affetti è e sarà una pietra miliare, non ho alcun dubbio. 
Morriña canaglia, che come un cane rabbioso m'azzanni le chiappe quando meno me l'aspetto: capita a volte che vada in giro per la metropoli diffusa, e all'improvviso m'assalgano le immagini di angoli o momenti della città di granito, e mi venga voglia di teletrasportarmici seduta stante, e bere una Estrella, o un licor café, e abbuffarmi di pulpo, empanada, pioggia e i suoni della lingua. 
Ma poi torno nel momento, come è giusto che sia. Ché ce ne sono di cose da fare, eh, anche se gli anni sono passati e le cose cambiate.

***
A mo’ di premessa vorrei dire solo che è strano. È strano parlare delle tappe di avvicinamento a questa esperienza gigante che m'immagino sarà l’Erasmus. Stavolta quello vero, quello in cui prendi e stai via un anno con la scusa di frequentare l’università di un altrove in giro per l’Europa.

Nel mio programma iniziale, quando ad Amsterdam ho deciso di tenere questo blog, Santiago de Compostela non era prevista. Troppe cose in ballo. Troppo personale, forse, il bagaglio di riflessioni, aspettative e comprensibili timori che ti porti dietro. Quasi un altro zaino da portarmi in spalla, oltre al fedele e discreto Salewa da 36 litri che mi accompagna da tre anni a questa parte praticamente ovunque, dalla Romania all’ultima festa ferragostana della Radio. Ma tant’è.

In genere, prima di fare le cose prendo carta e penna per stendere liste e piani più o meno dettagliati. Salvo poi non rispettarli, quei piani, rimescolare le carte in corso d’opera e – soprattutto – improvvisare. Quindi, eccomi qui a parlare di Santiago e dell’inizio di questa nuova storia. In realtà ho cominciato a rendermi conto della partenza solo pochi giorni fa. E visto che un minimo di preparazione sulla destinazione penso ci voglia sempre, ho optato per l’opzione del racconto dalla viva voce di chi in Erasmus a Santiago c’è già stato. Devo quindi ringraziare la pazienza di tre compagne di università (Francesca, Alice e Silvia), che ho sommerso di domande sugli argomenti più disparati – dai prezzi degli affitti alla sindrome depressiva da fine Erasmus – prendendo freneticamente appunti come faccio sempre per qualsiasi cosa. Li rileggerò prima o poi? Credo di sì, anche perché mi attende uno scalo di qualche ora all’aeroporto di Madrid.

Hasta la vista, dunque, e alla prossima!

PS: sono accetti consigli sulle letture di avvicinamento a Santiago. A parte Coelho e le vite dei santi, va bene tutto :)

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