lunedì 15 dicembre 2014

Le biciclette olandesi





Eh, le biciclette olandesi! Ammetto che all’inizio ero scettico: mi sembravano pesanti e quindi poco maneggevoli, poco reattive. Per non parlare del freno a contropedale. Invece mi sono dovuto ricredere. Il mio coinquilino ha un paio di bici per gli ospiti, così fin dai primissimi giorni ad Amsterdam ho scorrazzato in bici. Le bici olandesi tradizionali sono perfette in questo contesto: come immagino tutti saprete mi trovo nella città delle biciclette. La guida dice che per circa 700 mila abitanti ci sono qualcosa come 600 mila bici e 400 km di piste ciclabili solo all’interno dei suoi confini (per non parlare di quelle che collegano le città tra di loro). Ci sono rastrelliere per parcheggiare ovunque, e sembrano non bastare. Le bici olandesi sono perfette perché qui è tutto in piano, quindi fa nulla se sono pesanti, giusto le ripartenze al semaforo sono un po’ sbatti. E il contropedale (o almeno, dopo una giornata per impratichirsi :) basta e avanza dato che non si raggiungono velocità da tour de france. E con le piste, pedali via tranquillo senza preoccuparti delle (relativamente poche) macchine. Credo invece che a Milano (dove giro quasi esclusivamente in velocipede) le bici di qui non sarebbero molto pratiche: per sopravvivere al traffico brutale, agli iTagliani al volante, alla stupidità delle istituzioni che non costruiscono piste ciclabili, ti serve qualcosa di agile per schivare le mosse delle autoimmobili e dei pedoni incoscienti.


Qui sembra tutto tremendamente più facile da questo punto di vista. La gente semplicemente si sposta in bici, del resto Amsterdam ha un’estensione piuttosto limitata, non ci sono distanze assurde da coprire. E la mattina, nella mezz’ora che precede l’apertura degli uffici, si vedono ovunque plotoncini di ciclisti che sfrecciano più o meno forte. Ci sono ciclisti di tutti i tipi: maschi adulti con bici da corsa, caschetto e tutina sintetica; vecchietti e vecchiette che vanno a velocità da pensionato rallentando tutta la fila; ciclisti con bici scalcagnate (tipo me); ciclisti con bici grosse, pesanti e con mille appendici (solitamente seggiolini per i bimbi); ciclisti con bici pieghevoli; supergiovani con le bici a scatto fisso spartane, scattanti e spaccaschiena. E a volte vedi cose assurde: oltre a gente che manda sms, parla al telefono, addenta i cibi più svariati, può capitare di incrociare (come a me un paio di mattine fa) qualcuno che si spazzola i denti con assoluta nonchalance. Un’altra visione che mi fa cantare le lodi del dio del ciclo sono le mamme e i papà con le bici da carico in cui sono tranquillamente appollaiati i loro pupi. Immaginate una bici con la parte anteriore insolitamente lunga, su cui è fissata una grossa cassa di legno in cui ci sono i posti per far sedere i pargoli. Quelle più fighe hanno anche una specie di capsula di plastica trasparente (tipo quella dei passeggini) per riparare i nani dalla pioggia. Ce li vedete i genitori-tipo italioti con una cosa del genere? Quelli che ai giardinetti li sentite strillare: “Stai fermo! Non toccare che è sporco! Non farlo che è pericoloso! Non sudare!” NON SUDARE?!? Che ne sarà di quei poveri fanciulli, giovani virgulti a cui viene impedito di esprimersi e di comportarsi come vorrebbero? Poi ci credo che a dieci anni sono schizzati e teledipendenti!

Evabbé, intanto pedalo.


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