venerdì 5 dicembre 2014

Finale col botto





Radio Baltica
Barricada - Ninguna bandera



Il 25 di luglio è il giorno di Santiago apostolo, patrono d’Ispagna. Succedono in questa lunga giornata un sacco di cose. Che – come ormai è abituale – racconterò in ordine sparso.

Patrono d’Ispagna, si diceva. Pensate al nono secolo: gran parte della penisola era sotto il dominio illuminato dei mori, mentre nel nord vivacchiavano dei rozzi regni cristiani quasi sempre in guerra tra loro e contro gli incursori musulmani. Un bel giorno, spuntò dal nulla la presunta tomba dell’apostolo San Giacomo. Allora i re cristiani, alla ricerca di una copertura simbolica per la loro ambizione di espansione territoriale, fiutarono l’affare e pubblicizzarono la scoperta in lungo e in largo, al punto da innescare la tradizione del pellegrinaggio con annessi e connessi. Il mite Santiago, quindi, da apostolo predicatore si trasformò nel terribile matamoros, che con la spada sguainata guidava (metaforicamente) le orde degli zoticoni cristiani all’assalto della civiltà di El Ándalus, cavalcando il suo destriero bianco e mozzando teste di infedeli. Passarono i secoli, vennero i re kattolici, unificarono la Spagna sotto l’egemonia della nobiltà e della burocrazia di Castiglia. Più o meno da allora, i monarchi d’Ispagna ogni 25 di luglio arrivano a Compostela per rinnovare la loro devozione al santo antislamico. Oggi, il risultato più visibile di questa tradizione secolare mi sembra essere la paralisi della città per le noiose misure di sicurezza.

Ma il 25 luglio è anche il Día da Patria per i galegos, il giorno in cui si sfila in corteo per manifestare orgoglio e rivendicare autodeterminazione. E com’è immaginabile, ci sono due cortei. Uno la sera del 24, riot stylia e non autorizzato, delle organizzazioni giovanili indipendentiste. Che finisce regolarmente a mazzate con la polizia: ovviamente in queste occasioni vengono mandati i reparti della celere dalla Castiglia profonda, tipo Valladolid, celebri per il loro españolismo facha e troglodita. Per menare un po’ di pseudo-etarra galeghisti, va là. Il secondo corteo è quello ufficiale, la mattina del 25, a cui partecipano il Bloque Nacionalista Galego (federazione di partiti della sinistra nazionalista istituzionale) e le varie centrali sindacali nazionaliste. Un po’ mi ricordava il nostro 25 aprile milanese, con le famigliole, i bimbi, i bottiglioni di vino, le bande di cornamuse e tamburi, il megacomizio finale che tutti ascoltano solo con un orecchio.

Ma la cosa che più mi rimarrà impressa, del mio 25 luglio, sono i fuochi d’artificio che allo scoccare della mezzanotte illuminano la facciata della cattedrale. Dato che quest’anno pare sia santo [2010 NdR], hanno fatto le cose particolarmente in grande. E via, decine e decine di esplosioni, musica epico-tragica in sottofondo, ogni anfratto dell’arzigogolata facciata barocca popolato da fiamme, da cascate di fuoco di mille colori. La cosa migliore, però, è stato godersi questo spettacolo pacchiano e a modo suo gotico dalle finestre del solaio di casa. Da cui si vede la facciata della cattedrale. Sorseggiando birra. E con la faccia di chi pensa di avere il culo di evitarsi la moltitudine nella Praza do Obradoiro. A me, che nel giro di una manciata di giorni me ne sarei tornato nella fetida pianura padana, m’è parso un finale col botto.


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