Casa Disagio è un appartamento al secondo piano di Jekerstraat 47, nel quartiere meridionale di Rivierenbuurt (v. mappa).

Questo quartiere, per quanto totalmente diverso dai luoghi a cui sono abituato o da cui provengo, ha un fascino tutto suo. Per prima cosa, si nota immediatamente che è un quartiere residenziale borghese: tutto è tranquillo, tutto è in ordine, che quasi non sembra di stare in una grande città. Figuratevi che Jekerstraat è così silenziosa che ogni mattina sembra domenica mattina. Giusto nel tardo pomeriggio il piccolo parco giochi di fronte alla finestra della mia stanza si riempie di bimbi, che inevitabilmente fanno il baccano tipico dei bimbi che giocano, nonostante siano bimbi ricchi – avete presente, quelli che già a tre anni sono abbronzati, hanno le mèches e la camicia?

Un secondo e sorprendente indizio della borghesità di questo quartiere è la “spazzatura” che si accumula sui marciapiedi la domenica sera (il lunedì all'alba – infatti – passano i camion della monnezza a raccattarla). La cosa bestiale è che qui la gente butta via un sacco di cose in ottimo stato. Dai mobili alle piante, dagli oggetti di uso quotidiano alle parti di biciclette. Assurdo (beh, non così tanto, purtroppo: succede in realtà anche a Milano… e temo sia una piaga di tutti i paesi ad alto reddito; ma questo è un altro discorso). Per fortuna, la società produce spontaneamente gli anticorpi contro questo spreco: la domenica sera si vede anche un bel po’ di gente che gironzola alla ricerca di occasioni tra le cose abbandonate. Io stesso ho recuperato con questo sistema un tavolo e una poltrona da ufficio per la mia stanza: praticamente l’ikea dei poveri!

In questa pratica di riutilizzo creativo dell’altrui superfluo si esprime una delle caratteristiche che più apprezzo degli indigeni (intesi come abitanti di Amsterdam in generale, non soltanto del mio quartiere): lo sbattersene le balle. Perdonate il francesismo, ma l’espressione rende l’idea. Che intendo? Intendo dire che qui vedo molti che fanno quel che han voglia di fare, senza curarsi minimamente di quel che potrebbero pensare gli altri. Tipo: mi metto a ravanare nel mucchio di spazzatura sul marciapiede? Chissenefrega, ho visto un’abat-jour che starebbe benissimo nel mio salotto. Fa caldo e ho voglia di chiacchierare col mio vicino? Esco dalla porta di casa (che lascio spalancata, chissenefrega se si vede l’interno) in pantaloncini hawaiani camminando scalzo sul marciapiede. Chissenefrega se è sporco e se si vede la panza causata dalle molte birrette. In iTaglia – paese più attento all’apparire che all’essere – ahimè questo non avviene molto spesso. Sarà un retaggio della cultura calvinista, maggioritaria nei Paesi Bassi settentrionali? Boh!