martedì 25 novembre 2014

Isto non é España?



Per hobby e anche un po’ per studi, mi interesso di movimenti sociali autorganizzati. Sì, insomma, quelli a cui piacerebbe cambiare le cose dal basso (poi, che ci riescano, è un altro discorso). C’è da dire che, su questo versante, Santiago e la Galicia non mi hanno certo deluso, semmai m’hanno un po’ confuso. Com’è prevedibile, il carburante dell’arruffato panorama socio-politico galego è il nazionalismo. Ma andiamo con calma.

Come mi è capitato di accennare altre volte, la convinzione e l’orgoglio di custodire un’identità propria e peculiare accompagna la quasi totalità degli autoctoni con cui mi sono relazionato, senza che questi si autodefiniscano necessariamente nazionalisti. Ciò alimenta un’effervescente società civile che si sforza di non perdere usi, costumi e tradizioni: dai giochi di squadra ai balli, dagli strumenti musicali alle specie di cavalli nativi (vi giuro che esiste un’associazione per la conservazione del cavallo di… boh, del quinto carallo - espressione traducibile grosso modo con "in culo ai lupi" :). Questo livello – che potremmo definire un po’ semplicisticamente “culturale” – arriva solo a sfiorare la politica, che fino a quando si suonano il pandeiro (tamburo) e la gaita (cornamusa), rimane più o meno sullo sfondo.

Già quando si comincia a parlare della lingua, del galego, la situazione si complica (ma la faccenda è già stata ampiamente trattata in alcuni post precedenti).

Il vero vespaio comincia con i vari collettivi, gruppi, piattaforme, assemblee, partiti extraistituzionali esplicitamente nazionalisti e/o indipendentisti. Ciascuno di essi produce i suoi giornali, riviste, fogli di agitazione, volantini, adesivi. E poi ancora hanno i loro siti, i blog, le mailing list, i forum, per non parlare delle manifestazioni, dei presidi, delle conferenze che organizzano. Tutte queste realtà appartengono ai vari rami della complessa famiglia del marxismo, salvo qualche anarchico qua e là. Mi viene da fare un paragone cinematografico. Chi ha visto “Brian di Nazareth” dei Monty Python sicuramente ricorderà le grandi chiacchiere e la conseguente inattività dei vari Fronte popolare giudaico, Fronte giudaico di liberazione, Unione del popolo giudaico… (anche se, dopo tutto, abituato come sono a muovermi tra centri sociali e collettivi universitari, non avrei poi tanto da ridere al riguardo).

Resta da considerare il fatto che la Galicia, nonostante la gran quantità di attivismo nazionalista, è dalla fine della dittatura uno dei feudi elettorali della destra reazionaria e clientelare del Partido Popular. E poi, a dirla tutta, Paquito Franco 'el caudillo' era gallego di Ferrol…


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