martedì 18 novembre 2014

Eu quero o galego (3)

Radio Baltica
Lendakaris muertos - ETA, deja alguna discoteca

Un’altra cosa degna di nota – parlando sempre dell’arruffato tema della lingua – è la divisione suscitata dalla normativa linguistica. Il galego – a differenza ad esempio del catalano – fino al 1982 non ha avuto una normativa ufficiale, che però viene contestata da una parte della società civile che rivendica un’ortografia, un lessico e una grammatica più vicini al portoghese. Questa rivendicazione si chiama reintegrazionismo, e si associa facilmente a posizioni politiche indipendentiste, in virtù di una malcelata antipatia verso la “Spagna”. In poche parole, i reintegrazionisti sostengono che il galego non è una lingua autonoma, ma è una delle tante varianti del sistema linguistico galego-luso-africano-brasileiro. Una variante del portoghese, insomma. E accusano la normativa ufficiale di contaminare il galego con il castellano. Posto che il reintegrazionismo ha alla base degli studi filologici, appare evidente una cosa: si tratta di un esercizio intellettuale, patrimonio di una minoranza fortemente ideologizzata e totalmente scollegato dalla pratica linguistica quotidiana dei galegofalantes. L’idea alla base del reintegrazionismo è – praticamente – far finta che i secoli non siano passati rispetto a quando, nel medioevo, galego e portoghese erano la stessa lingua. Come se una lingua non fosse qualcosa che si evolve e si contamina anche – perché negarlo – in seguito a secoli di dominio politico. Cioè, per dire: ma vi immaginate il mio professore di 'Teorie alternative di sviluppo economico' che parla in reintegrato con una vecchietta di un villaggio sperduto nella Terra Chá (zona scarsamente popolata nell’interno della provincia di Lugo)? Nella Galicia profonda lo prenderebbero per portoghese, e probabilmente lo inseguirebbero col forcone. Battute a parte, è anche divertente vedere come normativisti e reintegrazionisti si punzecchiano a vicenda. I primi chiamano i secondi lusistas, i secondi contrattaccano chiamando i primi isolacionistas. E poi dicono che Isto non é España (in normativo; in reintegrato invece si scrive: Isto nom é Espanha)!

Tuttavia, anche la normativa suscita un sacco di dibattiti. Fondamentalmente, nel 1982 una serie di professoroni della Real Academia Galega e dell’Instituto da Lingua Galega si sedettero attorno ad un tavolo e – mescolando le differenti varianti del galego – cucinarono una normativa-frankenstein, con cui la gente nata e cresciuta col proprio galego locale non aveva nessuna familiarità. Oggi, grazie all’insegnamento nelle scuole e alla televisione, il galego normativo è diffuso, ma – per chi l’ha imparato in strada e non tra i banchi – è e resterà un galego “decaffeinato”. Per non parlare poi delle periodiche modifiche della normativa, che secondo alcuni allontana la lingua parlata dal xunteiro, ossia la lingua della Xunta, intendendo con questo termine l’establishment politico-culturale.


Nessun commento:

Posta un commento