lunedì 24 novembre 2014

Dell'illegalità diffusa

Una batea

Radio Baltica
Ilegales - Destruye


Come tutte le terre di frontiera e i porti di mare, anche la Galicia si contraddistingue per la sua buona dose d’illegalità diffusa.

Tradizionalmente, data l’esiguità dei redditi di chi si dedicava all’agricoltura o alla pesca, una forma facile e illecita di reagire alla povertà era il contrabbando (l’alternativa difficile e lecita, invece, era l’emigrazione). Contrabbando soprattutto di sigarette, ma anche delle merci più disparate, sia attraverso il fiume Miño (frontiera naturale con il vicino Portogallo), sia scaricando abusivamente le cose dalle navi di ritorno dalle Americhe. Le preziose casse, poi, venivano nascoste sulle bateas, le piattaforme galleggianti che, nella parte meridionale della costa atlantica (le Rías Baixas), servono ancora oggi ad allevare le cozze. Mi dicevano che il contrabbando di sigarette era roba di qualche decennio fa, tipo dei tempi del franchismo, però un bel giorno una delle prostitute del mio quartiere mi ha fermato con fare circospetto per offrirmi la sua stecca di Winston pirata (sì, il mio era un po’ il quartiere a luci rosse – low cost – di Santiago, con lavoratrici del sesso dai sessant’anni in su; curiosamente era un bel quartiere residenziale a cinque minuti di cammino dalla cattedrale).

Ma già da tempo il contrabbando è stato scalzato dal ben più redditizio traffico di droga. Gran parte della cocaina sudamericana (in gergo farlopa) destinata al mercato europeo, infatti, entra dalle coste galaiche, scarsamente popolate e meno controllate rispetto a quelle andaluse o catalane. Per quanto riguarda hashish e marijuana, invece, è sufficiente la produzione locale: un sacco di gggiovani hanno almeno un conoscente o un amico di amici che – per controcultura, mica per altro – commercia in queste sostanze. Diffusa è anche l’autoproduzione casalinga. Per esempio l’inquilino del piano di sotto, una volta che ero sceso a chiedergli qualcosa, dopo mezz’ora di chiacchiere di (fanta)politica sull’indipendentismo, ha sfoggiato una faccia da faina e mi ha mostrato orgoglioso un’intera stanza stipata di piantine, di luci e altre diavolerie agricole.

Certe pratiche hanno davvero un certo radicamento sociale. Ricordo infatti un medico quarantenne che, discutendo del tema, mi disse: “Sì, zio, la gente della costa sono dei veri pirati. Qualsiasi cosa di cui tu abbia bisogno, te la procurano: scarpe e vestiti firmati, sigarette, molluschi. A proposito, ti interessa un cassa di navajas (un costoso mollusco locale)? No perché conosco un vecchio pescatore che me le procura a metà prezzo. Sì, d’accordo, non hanno fatto i controlli sanitari obbligatori per legge, ma vuoi mettere che affare?”.

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