domenica 23 novembre 2014

Del villaggio cosmopolita

Radio Baltica
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A dispetto del suo ruolo amministrativo di capitale e dei significati simbolici che la avviluppano come un mantello, Santiago de Compostela somiglia più a un villaggio che a una città vera e propria. Non mi riferisco solo al relativamente basso numero di abitanti (circa novantamila) e alla sua limitata superficie, quanto a una sensazione che ti accompagna fin dalle prime settimane e che non è poi così semplice da spiegare. Ma che rende la permanenza in questo luogo rilassata e piacevole, altro che la necropoli milanese. La città vecchia è un fazzoletto, di cui si imparano presto a conoscere vicoli, bar e luoghi – diciamo così – strategici. Ma anche nei quartieri residenziali – alcuni belli e nuovi, altri “franchistamente” brutti – che si espandono sulle alture circostanti, si respira la stessa aria. Giusto per fare un esempio, il mio quartiere finiva praticamente in aperta campagna, con stradine a una corsia che costeggiavano prati e boschi. E dalla vicina facoltà di fisica, dando le spalle al tessuto urbano, si ha l’impressione di stare no medio do monte, avendo di fronte le colline verdi d’estate e coperte di nebbia d’inverno. Con le paesane che raccattano le uova delle galline la mattina presto, alla prima ora di lezione.

Allo stesso tempo, Compostela è ben lungi dall’essere provinciale: è un villaggio cosmopolita. Un po’ per l’evidente presenza di stuoli di stranieri provenienti dai quattro angoli del globo (universitari, pellegrini e turisti), che la rendono – nel bene e nel male – una babele in miniatura. Un po’ per l’alto numero di studenti (circa ventottomila) che la popolano e la vivacizzano in varie maniere. Un po’ perché, essendo capitale, diventa un baricentro – periferico e regionale – per iniziative politiche, culturali, controculturali, sperimentali, religiose, ludiche e aggregative. Dalle rassegne di cortometraggi di giovani registi alle manifestazioni nazionaliste. Per non parlare di una delle cose più improbabili che mi è capitato di vedere: un gigantesco raduno di frikis (nerd) di Guerre Stellari, che con costumi e spade laser hanno invaso la città vecchia per un intero pomeriggio.


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