lunedì 15 settembre 2014

A mo' di prologo



Esci a rivedere il cielo dalla bocca della metropolitana di Porta Genova, e solo in quel momento ti rendi conto di essere una specie di marziano: gli scarponi e i bastoncini telescopici da trekking fanno a pugni con l'abbigliamento che ci si aspetterebbe nell'agosto milanese - per quanto l'estate duemilaquattordici sia stata eccezionalmente piovosa. Non manca di fartelo notare un ragazzotto estroverso, di quelli con la casacca e la cartelletta dei poveri cristi che raccolgono fondi per qualche Ong: "Uè, zio, sei andato a scalare?". Lo mandi mentalmente a quel paese e passi oltre, verso il luogo dell'appuntamento con l'amica Esse.

Lei esprime sorpresa per i tuoi capelli corti e la faccia pulita: "Eh sì, Esse, mi son tagliato capelli e barba per essere più comodo durante il viaggio. Sai com'è: meno sbatti, meglio è".

In realtà, cominci solo adesso a realizzare che tra meno di dodici ore ti aspetta la partenza. E con questa, si fa strada anche la sottile inquietudine che t'assale ogni volta che ti appresti a fare un viaggio irto d'incognite. Ti sarai allenato abbastanza, visto e considerato che le uniche salite vere le hai affrontate solo qualche giorno fa sull'Appenino? Incontrerai cinghiali sulla tua strada? Pioverà tutto il tempo? Le vesciche ti tormenteranno? Se fossi superstizioso e decidessi di attribuire un significato propiziatorio ai piccoli avvenimenti di questi ultimi giorni, probabilmente decideresti di andare al mare. Durante il fine settimana di 'preparazione atletica', infatti, hai camminato sotto la pioggia battente. Non solo: la vecchia mantella ha cominciato in breve tempo a far filtrare acqua, mentre uno dei tuoi vecchissimi scarponi si è letteralmente aperto dopo un solo quarto d'ora. Oggi, inoltre, percorsi appena tre tranquilli chilometri in pianura, un bastoncino ha deciso di bloccarsi, obbligandoti a gironzolare per i navigli come se fossi un piccolo lord un po' citrullo e travestito da escursionista.

Ora con Esse e vi siete spostati su un affollato dehors, mentre i tuoi piedi cuociono negli scarponi nuovi: cerchi di tenerli addosso il più a lungo possibile, in modo che si adattino alla forma del tuo piede e non ti facciano penare, una volta in cammino. Chiacchierate piacevolmente come sempre; lei trabocca d'entusiasmo per il progetto del viaggio e la guida della Via degli Abati, nuova di zecca, che le mostri orgoglioso. Si susseguono i brindisi per la buona riuscita dell'impresa, e tu, dal canto tuo, le auguri di staccare la spina e rilassarsi a dovere, durante la sua vacanza pugliese. Le chiedi anche di salutare per te lu sule, lu mare e lu ientu.

Per scaramanzia pensi che sia meglio non peccare di hybris e non mostrarti eccessivamente sicuro di te: magari non ce la fai, magari torni indietro dopo due giorni, magari qualcosa va storto. Insomma, vederemo. Si tratta di ridurre a zero le aspettative, e prepararsi mentalmente ad accogliere quel che succederà, sia bello che brutto, cercando di sospendere il giudizio.

Ringrazi Esse per la compagnia e ti congedi avviandoti verso casa; pensi che in fondo, per quanto inflazionata, la celebre citazione di Antonio Machado esprime una gigantesca, granitica verità:

Caminante, son tus huellas
el camino y nada más; 
Caminante, no hay camino, 
se hace camino al andar.


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