martedì 8 luglio 2014

Requiem per Malviviendo

Sono anni che vado dicendo che la tivù è l'oppio dei popoli, che seguire le serie televisive m'annoia, che preferisco leggere un buon libro, eccetera eccetera.

In realtà, non è vero che sono del tutto allergico alle serie: ce n'è una che seguo con costanza. O meglio, che seguivo fino a ieri (sette luglio duemilaquattordici), dato che proprio ieri, alle 12.00 ora di Siviglia, è stato caricata sul Tubo l'ultima puntata della terza ed ultima stagione.

S'intitola Malviviendo, ed è una serie a basso costo trasmessa solo sul web. Nel 2009, un gruppetto di giovani andalusi si ritrovarono disoccupati dopo aver terminato i loro studi di cinema. Decisero allora di tentare la sorte con una serie ambientata in un fittizio quartiere disagiato della periferia di Siviglia - Los Banderilleros - raccontando le disavventure di uno strampalato gruppi di amici. Il Zurdo, impacciato spacciatore del quartiere; il Postilla, cleptomane e narcolettico; il Kaki, fanatico ex miliare in sedia a rotelle; il Rata, che vive di espedienti surreali ed ha un passato da attore di telenovelas messicane; infine il Negro, il protagonista, che dalle Canarie si spostò a Siviglia per studiare e finì per intraprendere una promettente carriera di parcheggiatore abusivo.

Secondo la leggenda, la puntata pilota fu girata con un budget di soli quaranta euro. La trama, lungo le tre stagioni, si è andata via via complicando, aggiungendo personaggi e situazioni una più assurda dell'altra. Ma la filosofia di fondo resta sempre la stessa: rappresentare la vita, a tratti grama e a tratti divertente, di un barrio conflictivo, con i suoi piccoli traffici, le canne sempre accese, i tossici storici che non muoiono mai, il bordello clandestino di Papito il cubano, Robledo lo sbirro fancazzista e fanfarone, ecc.

Senza dubbio, la serie ha parecchi limiti. Molte situazioni e tipi umani sono stereotipati, dai tamarri impasticcati con le auto truccate ai gitanos che rubacchiano, cantano flamenco e sono pieni di monili d'oro; non c'è traccia di rivendicazioni politiche o anche di una semplice denuncia sociale; nelle battute e nella rappresentazione dei personaggi femminili (sempre secondari) pesa come un macigno un greve sessismo.

Tuttavia, devo ammettere che Malviviendo è una serie che ho seguito con un certo affetto e una grande curiosità, perché mi sono riconosciuto nelle peripezie dei raga della periferia violenta di Siviglia. E anche perché, nel mondo reale, i quattro amici che hanno dato vita alla serie si sono inventati da zero un lavoro, nel funesto panorama della disoccupazione, giovanile e non, che affligge la Spagna.

Da oggi, dunque, il marcato accento andaluso del Negro, Zurdo, Kaki, Postilla, Rata e di tutti gli altri ordinari eroi dell'orgullo banderillero un po' mi mancherà, lo ammetto.

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Sitografia




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