sabato 5 luglio 2014

Me cago en el Mundial

Radio Baltica
Lendakaris muertos - Gora España
 
Venerdì sera di inizio luglio, zona navigli, cielo nuvoloso ma tempo stabile. Passeggio pensando ai fatti miei e con la mente rivolta alla mia destinazione. All'improvviso, un rumoroso assembramento di persone sedute fuori da un locale attira la mia attenzione. Noto che il colore predominante della piccola folla è il giallo. Capto qualche parola dall'inconfondibile cadenza esotica. Alzo lo sguardo e sopra la porta e le vetrine del bar campeggiano grandi bandiere del Brasile. Ordem e progresso, recita la fascia bianca che taglia trasversalmente la stilizzata volta celeste al centro del vessillo. Sarà. 
È che ci sono ancora 'sti cavolo di Mondiali - mi viene in mente - Che due palle, giusto per restare in tema. Meno male che a 'sto giro l'iTaglia è stata sbattuta fuori presto e quindi mi sto risparmiando la paccottiglia pseudo-patriottica che nella nostra repubblica bananera suole accompagnare questo genere di mega eventi sportivi.
È questione di pochi secondi, e ripenso a quando, durante il precedente Mondiale, mi trovavo a Compostela e mi toccò assistere, mio malgrado, alla vittoria della selección spagnola. Flashback.

***

Certi giorni mi stupisco degli scherzi della mia memoria selettiva.

Giocare a pallone non mi è mai piaciuto, e ancora meno guardare le partite in tivù. La prima (e quasi unica) volta fu nell’anno del signore 1991 e nel Milan giocava (mi sembra) la triade olandese di Gullit, Rijkaard e Van Basten. Allora ero piuttosto piccolo, ma mi ricordo come fosse ieri la sofferenza nel resistere per tutti i novanta minuti della partita Milan vs Real Madrid.

Partendo da questo, con il tempo si è aggiunta l’insofferenza verso la tendenza, tipica dei tifosi, a lasciarsi ottenebrare il cervello dal calcio e da tutto il circo che ci sta attorno. Del resto è così da millenni: panem et circenses. Però, citando il gruppo iberico Def Con Dos: “poco pane e pessimo circo”.

Durante i mondiali – inevitabilmente – l’insofferenza raggiunge il grado massimo. Parlando dell’iTaglia, trovo demenziale che gente che ingoia quotidianamente un sacco di schifezze abbia voglia di scendere in strada solo quando la nazionale vince una partita. E mi dà fastidio vedere esibizioni di pseudo-patriottismo calcistico farcito di bandiere trikolori come se piovesse.

Passando a Santiago, si osservano uno pseudo-patriottismo e un'imbecillità di strada del tutto analoghi a quelli del Paese di Pulcinella. Con un tocco surreale: in Galicia c’è la questione aperta e controversa del nazionalismo galego, con tutte le polemiche sull’uso della lingua galega e la rivendicazione di un’identità altra rispetto alla Spagna. Improvvisamente, però, spuntano come funghi bandiere spagnole e magliette rosse della selección, si sente gridare ¡Viva España! ¡Yo soy español, español, español! dai capannelli che guardano i maxischermi in piazza o dentro gli innumerevoli bar di Santiago.
Sarà che ha ragione l'irriverente gruppo punk dei Lehendakaris Muertos quando canta: “io sono più basco dell’Albero di Guernica, ma quando gioca la nazionale grido Gora (viva) España”.

PS: Ieri sera, mentre tutto il paese era come congelato per la finale e successivamente in delirio espagnolista per la vittoria dei mondiali, mi sono chiuso in casa per protesta a guardare "Il gabinetto del Dottor Caligari" e "Alien" :)


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