lunedì 23 giugno 2014

La notte più corta dell'anno

Radio Baltica
CSI - Fuochi nella notte di San Giovanni


La notte più corta dell'anno è quella del Solstizio d'estate, e quando ci penso non posso che associarla ai falò e ai riti comunitari visti in Galicia. A Milano non si celebra nulla di tutto questo, ma, che volete farci: "così vanno le cose | così devono andare".
E quindi senza troppi preamboli ecco un pezzo di archeologia a tema. Buona lettura.


Insieme a Roma e Gerusalemme, nell’immaginario collettivo Compostela è una delle capitali della cristianità. Vivendo un po’ di tempo in Galicia, però, ci si rende presto conto di come – forse qui più che altrove – la chiesa cattolica per sopravvivere abbia dovuto accettare riti e miti di origine pagana. I nazionalisti romanticamente li attribuiscono alle presunte radici celtiche del popolo galego; al di là della volontà di affermare la propria alterità rispetto alla 'Spagna' (faccenda estremamente complicata), oggi come oggi non si hanno molte prove del fatto che le popolazioni preromane fossero effettivamente celtiche, e la questione si risolve salomonicamente parlando di 'civiltà castrense', per via delle fortificazioni che ne testimoniano il passaggio.

Al di là di questo dibattito, sono molti gli indizi che ci fanno capire come il paganesimo, in terra galega, sopravviva in maniera più o meno evidente. Ad esempio, il corso dell’anno è scandito da riti che segnano il passare delle stagioni. Come la notte di San Xoán, tra il 23 e il 24 di giugno, coincidente con il Solstizio d’estate. La comunità si raduna intorno a dei grossi falò, si arrostiscono sardiñas, che si mangiano accompagnate dal pan de millo (pane di granturco), il tutto innaffiato dall'immancabile viño; la gente canta e balla al suono delle gaitas (cornamuse galeghe). Il momento centrale della festa è il rito del salto della cacharela (fuoco): per proteggersi dai meigallos (sortilegi delle meigas, le temutissime streghe) per tutto l’anno seguente, bisogna saltare le braci del falò un numero dispari di volte, solitamente tre. Ovviamente, i giovani maschi testosteronici, ebbri di vino e ansiosi di farsi notare dalle fanciulle in fiore, saltano il falò quando ci sono ancora le fiamme… Con mio grande stupore, anche in una città come Compostela il rito di San Xoán è radicatissimo, al punto che le associazioni degli abitanti organizzano in quasi ogni quartiere la fogueira con tutti gli annessi e connessi.

Cambiando argomento, la credenza nelle meigas è cosa molto diffusa. Intendiamoci, nulla a che vedere con scope volanti e artifici satanici: nei villaggi, la meiga era una donna che aveva accesso al sapere tradizionale, dagli usi delle piante alla pratica degli aborti, fino ai riti ancestrali per assicurare la fertilità delle terre. Erano e sono figure circondate da un forte rispetto, che non conviene mettersi contro. Quando chiedevo ai miei amici indigeni cosa pensassero delle meigas, la risposta, ambigua come solo i galeghi sanno fare, era: "Meigas? Crer, non creo; pero habelas… hainas!" (Le streghe? Crederci, non ci credo; però per esserci… ci sono!).

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