domenica 15 dicembre 2013

Saper perdere

Qualche settimana fa ero a Pavia, nella mia osteria letteraria preferita. Tarda mattinata, pochi avventori, eravamo seduti con alcune amiche al tavolino mentre fuori nevicava.

Arriva l'amico P., papà di due bimbe di (credo) tre e cinque anni. Svestita la prole, P. occupa il tavolino accanto al nostro e si mette a giocare con loro al gioco dell'oca. Dopo un po', la bimba più piccola inizia a frignare perché la sorella ha vinto la partita. A quel punto P. sfodera un sorriso sornione e ci regala una delle sue perle di paziente educatore libertario.

"Lo vedi quello lì?" e mi indica. "Ecco, lui è il mio amico Giò. Hai presente quel gioco che la mamma e il papà fanno ogni tanto, quello in cui metti la scheda colorata nello scatolone? Ecco: Giò, ogni volta che gioca a quel gioco, perde sempre. Non ne ha mai vinta una, di partita, MAI". A quel punto scoppiamo tutti a ridere. "Vedi come non se la prende anche se non vince mai? Sta ridendo! Perciò bisogna fare così, se si perde: non arrabbiarsi, ché non serve a niente".

Siamo poi tornati a quel che stavamo facendo, chi ai suoi giochi, chi alle sue conversazioni. Eppure m'è rimasto un po' d'amaro in bocca (e non mi riferisco al liquore). Ma che volete farci, nella vita c'è mettersi l'animo in pace. E bisogna saper perdere.


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