sabato 28 dicembre 2013

Mamma li turchi!

Sarà che durante le festività natalizie le persone che vivono fuori tornano a casa. Sarà che la fine dell'anno solare, come ho già detto, fa ripensare alle esperienze passate. Sarà che in Turchia è cominciata una nuova ondata di proteste della società progressista contro la corruzione del governo islamista. Saranno mille altre cose. Fatto sta che ho ripensato ai ragazzi turchi con cui ho condiviso l'appartamento durante il mio soggiorno ad Amsterdam - breve ma intenso - tra maggio e agosto 2009.
Anche questo post venne originariamente scritto per una trasmissione estiva di un'emittente radiofonica milanese, trasmissione basata sui racconti di viaggio degli ascoltatori. Ma basta premesse, andiamo al sodo!

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Husseiyn

Il computer da parete in cucina


Inizio subito col dire che, dal mio ultimo accenno all’argomento, il numero dei turchi in Casa Disagio è raddoppiato, passando da uno a due. Abbiamo infatti un ospite a tempo indeterminato, cioè il buon Husseiyn, amico di Çagdaş nonché uno dei ragazzi che mi avevano ospitato nei primi giorni ad Amsterdam. Aveva deciso di andarsene, ma tutta una serie di circostanze l’hanno riportato da queste parti, e non avendo più un tetto è venuto a stare da noi. Cosa che ho accolto più che positivamente, dato che il coinquilino originario sta attraversando un periodo di cavernicolismo spinto e qualcuno con cui interagire fa sempre piacere :)

Parliamo di Çagdaş. Trattasi di un soggetto antropologicamente interessante: ingegnere freelance, alfiere del software libero e di relazioni sociali non gerarchiche, praticante di una specie di anarco-individualismo, è allo stesso tempo seguace di una personale filosofia che potremmo definire tecno-darwinista. Mi spiego. Prima di tutto è rilevante segnalare che ci chiama, noialtri che ci occupiamo discipline sociali, social science mumbojumbo. Inoltre, una delle sue espressioni ricorrenti è: “the evolution bottleneck is coming”. Sintetizzando, il nostro ingegnere vuole dire che – dato che il nostro mondo si basa sulla tecnologia – solo chi la comprende e sa utilizzarla sarà in grado di sopravvivere ad un’imminente nuova forma di selezione non più naturale, bensì tecnologica, appunto. E tra quelli votati all’estinzione, guardacaso, ci sono proprio gli esponenti del social science mumbojumbo.
Çagdaş si considera anche una specie di sciamano: la tecnologia è un sapere esoterico che può essere padroneggiato solo dopo lunga ed intensa preparazione. E in effetti, sembra proprio uno stregone quando si mette alla sua “postazione di comando” (la sua disordinata scrivania) e monta i pezzi di una misteriosa macchina che sta costruendo. Come note di colore devo aggiungere che: (1) di fianco al cesso tiene un poderoso catalogo di una ditta di componenti elettronici; (2) ha fissato alla parete della cucina un computer portatile, che si rivela utile per cercare ricette su internet, ascoltare musica (è collegato a un impianto hi-fi) e i podcast della radio; (3) ha riempito il soggiorno di pezzi di aggeggi elettronici, cosicché si fa fatica a raggiungere il divano.

Sul buon Husseyin ho per il momento poche cose da dire: a parte rappresentare lo stereotipo del turco dalla carnagione olivastra e i baffoni :), è una persona solare e socievole, con cui mi dedico a lunghe session di cucina mediterranea. Il che è un gran cosa, dato che – se fosse per Çagdaş – in Casa Disagio si mangerebbe solo pizza surgelata (ed è felice come una pasqua quando gli si prepara qualcosa di appena più elaborato, tipo un piatto di pasta). Husseyin sa anche qualche parola di italiano, e mi fa ridere un sacco quando mi si rivolge dicendomi: “miiinghia… che cazo vuoi?”.

Del resto – per citare il film Mediterraneo: “italiani, turchi… una faza una raza!”


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