mercoledì 18 dicembre 2013

I mille bar di Compostela

Si avvicina la fine dell'anno solare e, si sa, è tempo di bilanci. Siccome fare bilanci mi mette spesso d'umore malinconico, ho pensato che fosse ora di riprendere un po' di archeologia. Buona lettura.

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Radio Baltica
Siniestro total - Vamos muy bien


Un elemento imprescindibile della vita sociale iberica – in qualsiasi parte dello stato spagnolo ci si trovi – sono i bar. Nei bar la gente s’incontra, amoreggia, si rilassa, s’incazza, balla, ride, scherza, rimorchia, mangia, beve, ma – soprattutto – chiacchiera chiacchiera chiacchiera. Prova dell’importanza dei bar è il fatto che, in qualunque telefilm di produzione spagnola, i protagonisti hanno un bar in cui si ritrovano, scenario di una parte non secondaria delle loro vicende personali e collettive.

Se a questo si aggiunge il fatto che Santiago de Compostela – tra le altre cose – è una città universitaria, si può facilmente capire perché questa città possegga un così alto numero di bar, pub, antri fumosi, discobar e similari.

Cercare di contarli tutti è un’impresa ardua, e tentare di visitarne la totalità è praticamente impossibile. Anche uscendo tutte le sere e andando in un bar per sera, ci vorrebbero anni per esaurire questo compito, senza contare il fatto che il loro ciclo vitale può essere rapido – con bar che nascono e muoiono nell’arco di alcuni mesi – e che i cambi di gestione generalmente apportano modifiche radicali a un locale, trasformandolo di fatto in un altro bar con un’identità distinta.

Ovviamente i bar non sono tutti uguali. Alcuni hanno la cucina, e fino a mezzanotte ti servono tapas per moderare l’effetto dell’alcool sullo stomaco vuoto. In altri si beve e basta, ma sono accoglienti e rilassati, e allora ci si va volentieri, magari dopo aver fatto tappa in almeno un paio di bar del primo tipo.
Tra i bar del secondo tipo, poi, alcuni hanno un’atmosfera tutta particolare. Per esempio – ed è solo uno degli innumerevoli esempi di cui potrei parlare – c’è un bar che si chiama Berberecho. Il berberecho è un mollusco che non saprei identificare, tipo una specie di grossa vongola, e francamente non so cosa c’entri con il bar. Si tratta del tipico antro in penombra, con una posizione commercialmente sfavorevole perché situato in un'oscura galleria nelle tristi vie della città nuova. Ciò che lo rende celebre – al punto da ambientarci un paio di cortometraggi – sono i bassi prezzi delle bevande, che attirano indistintamente orde di adolescenti in cerca di ubriachezza molesta e personaggi più o meno singolari. Oppure guiris (termine con tinta dispregiativa per indicare i forestieri un po' tonti) incoscienti, come è capitato a me e ad un altro paio di amici Erasmus durante il nostro primo mese a Compostela. Tra un sorso di pessimo calimocho e l’altro, però, scoprimmo l’attaccamento tutto iberico alle pipas, i semi di girasole. Il biondo Johannes ricordo che disse: “Ehi, queste cose in Germania non si trovano. Chiaro, molto lavoro per un piccolo risultato: non è efficiente”.

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