lunedì 4 novembre 2013

Aironi & nutrie

Radio Baltica
Elio e le storie tese - Zelig (la cunesiùn del pulpacc)


Accennavo tempo fa alla pista ciclabile che costeggia il naviglio della Martesana.

Per i non-milanesi: qua una volta, oltre che tutta campagna, era tutto naviglio. Nel senso che i navigli sono una rete di canali navigabili progettati nel sedicesimo secolo per velocizzare il trasporto di merci verso Milano, non da ultimo il marmo del rivestimento del Duomo. Fino agli anni trenta del novecento, dunque, Milano era solcata da numerosi navigli, che nel bel mezzo della città si aprivano per formare bacini in cui ormeggiare le barche (uno esiste ancora oggi, è la Darsena di Porta Ticinese). Però durante il ventennio fasssista si decise che andavano interrati perché insalubri e per non ostacolare il traffico, che allora cominciava ad essere gagliardamente motorizzato con il rombo di italianissime automobili...

Fatto sta che mi trovo a percorrere quotidianamente l'alzaia della Martesana. Nella cesura tra le ultime propaggini di Milano e l'inizio della prima fascia di hinterland, esiste una zona grigia periurbana in cui si potrebbe tranquillamente girare un film con ambientazione postatomica. In poco spazio, infatti, si trovano: il mefitico fiume Lambro, uno dei più inquinati d'iTaglia; l'inceneritore di Sesto San Giovanni; l'antennone di Mediaset a Cologno Monzese, che spara tutt'intorno chissà quanti tsumani elettromagnetici. Qua e là, mucchietti di pattume e detriti.

Eppure, nonostante il grigiume, quando passo di lì dopo il calar delle tenebre faccio un incontro frequente: un airone. Che se ne sta lì, a ravanare tra il fango della riva, e quando mi sente arrivare stende con calma le ali e vola via, con l'eleganza incurante di chi può fare sostanzialmente quel che gli pare.

La natura, dunque, resiste negli interstizi della metropoli diffusa, nonostante la metropoli diffusa.

All'eleganza dell'airone notturno e solitario, fa da contraltare una buffa istantanea che ho registrato qualche giorno fa, sempre pedalando sull'alzaia. Una sciura in età da pensione, che svuota un sacchetto di pane secco nel naviglio. "Starà dando da mangiare alle anatre", penso, "pratica diffusa tra i pensionati della zona". Butto un'occhiata, e per poco non mi cappotto: macché anatre, c'è una mandria di bestie pelose e grosse come un gatto obeso. "Oddio, le pantegane mutanti!". Respiro, mi ricompongo: "Che pirla, sono solo nutrie".


4 commenti:

  1. M'han detto che da noi gli aironi e le nutrie sono una piaga...

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  2. E se la piaga fossero gli umani? :)
    (cfr Wu Ming 2, "Guerra agli umani", Einaudi, Torino, 2004).

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  3. Vicino a Vimodrone il naviglio costeggia una grande prato che si estende fino alla linea metropolitana. Li' vivono decine di coniglietti, probabilmente la prole di qualche ex coniglio domestico abbandonato. Nonostante le radici casalinghe sembrano che abbiamo sentito il 'richiamo della foresta'. Se passi d'estate li puoi vedere sonnecchiare vicini al bordo della ciclabile!

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    1. Certo, ho presente! E non si incontrano solo d'estate: ultimamente, ogni sera passo per la ciclabile della Martesana tra Cologno Sud e Vimodrone; c'è sempre qualche coniglio spaventato che scappa via correndo :)

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