martedì 24 settembre 2013

Erasmus go home

Continua l'archeologia, stavolta con una cosa un po' più leggera. Venne scritta nell'estate del 2010: stavo concludendo il mio periodo Erasmus a Santiago de Compostela e tenevo una sorta di diario di viaggio per un'emittente radiofonica di Milano.

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Radio Baltica
Los Ilegales - Caramelos podridos

Una delle strane etnie che popolano Santiago – il villaggio cosmopolita – è l’arruffato popolo degli Erasmus. Sotto questa definizione ricadono studenti europei beneficiari di borse Erasmus, studenti di altre regioni d’Ispagna beneficiari di borse Seneca, studenti sudamericani beneficiari di borse Erasmus Mundus, più dottorandi e giovani ricercatori dalle più disparate provenienze che – in trasferta per ragioni accademiche – calpestano il suolo santiaghese.

Ignoro se siano la minoranza etnica più numerosa, ma non ho dubbi sul fatto che siano tra quelle che producono le reazioni più forti: odio o amore, non esistono vie di mezzo. Il fatto che sollevino passioni è testimoniato – in alcune vie della città vecchia – da scritte che li invitano a tornare da dove sono venuti: Erasmus go home.

Come è facile immaginare, sono amati alla follia dai gruppi sociali che intascano i loro soldi. Come i proprietari dei mille bar di Santiago, dove gli Erasmus scambiano euro in cambio di bevande alcoliche. O come i padroni di casa, che alzano il prezzo degli affitti giocando sul fatto che l’Erasmus medio non ha la minima idea del costo della vita in Galicia (minore rispetto ad altri paesi europei e ad altre parti d’Ispagna).

Più variegato e difficile da definire è l’insieme di chi gli Erasmus li sopporta a fatica. Le cause – al contrario – sono già più evidenti. L’Erasmus medio europeo – generalmente giovane e maschio – ha impressa a fuoco nella testa l’equazione: Spagna = fiesta. Ciò comporta che si senta autorizzato a bere e drogarsi, a fare il pirla per la strada, a molestare ogni potenziale partner sessuale. L’Erasmus medio non si è preso la briga di informarsi sul contesto in cui andrà a passare il suo periodo Erasmus, e durante le prime settimane brontola perché in Galicia si parla galego (sorprendentemente anche durante alcune lezioni in università!). L’Erasmus medio tende ad autoghettizzarsi, trascorrendo la maggior parte del tempo con i suoi simili e non interagendo con gli autoctoni (e i casi più gravi di questo comportamento sono stati osservati in esemplari di Erasmus itaGliani). Eccetera eccetera.

Sì, lo so cosa state pensando: anche io sono un Erasmus ed è più facile vedere la pagliuzza nell’occhio altrui che non la trave nel proprio. Ma dovreste prendervela coi conduttori della trasmissione – e non con me – perché accettano come corrispondenti degli pseudointellettuali rompiscatole con gli occhiali con la montatura di plastica nera (in castigliano il concetto si esprime con una sola parola: gafapasta).

2 commenti:

  1. Già. E' solo grazie a questa esperienza che ora non odio gli americani a Firenze. Forse ho anzi provato più fastidio quando ero in mezzo ai vari becari a guardare le pagliuzze :)

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  2. Evviva, il primo commento dell'anno 2013-2014! Grazie Chiara!

    Stai implicitamente dicendo che con il tempo e l'esperienza si diventa più tolleranti? :)

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