sabato 8 giugno 2013

Me llaman el desaparecido...

Cari amici e care amiche di terra, di mare e di aria,

lo so che anche stavolta i buoni propositi di scrivere aggiornamenti a cadenza regolare sono andati in fumo. Ma che volete farci? Tre mesi mi sembran pochi. E poi qui, a differenza del paesello lituano, fortunatamente ho una vita sociale degna di questo nome.

Comunque il tempo stringe: tra otto giorni me ne vado dalla Frontera e quindi m'è venuta certa urgenza di raccontare, se non altro per fissare da qualche parte una serie di pensieri sparsi che mi sono passati per la testa in questi mesi. Comincio qui, e chissà quando e come finisco.

La lingua, cavolo. Sarà banale, pero è fondamentale conoscere la lingua indigena abbastanza da capire le sfumature e da parlare di qualsiasi argomento salti fuori. In particolare in terra iberica. Intendiamoci: sapete che non mi piacciono le generalizzazioni. Però in nessun altro luogo ho trovato una tale cultura della socialità da bar e della chiacchiera a briglia sciolta. Può essere a metà mattina, in un bar di fronte all'Archivio con un café con leche e una tostada all'olio e pomodoro; può essere al pomeriggio, sorseggiando in una terraza l'ennesimo caffè o una bibita analcolica con ghiaccio e limone; può essere la sera, appoggiati alla barra con una caña e una tapa condivisa con l'interlocutore; può essere di notte, con un gin tonic in una mano e gesticolando con l'altra, parlando dei massimi sistemi e delle ricette macroeconomiche per uscire dalla crisi spernacchiando l'austerità della Troika. Insomma, la chiacchiera nel suo habitat naturale del locale pubblico è una delle cose che più mi piacciono e che più mi mancano lontano dalla Penisola. Fateci caso, nel vostro prossimo viaggio in una qualsivoglia comunidad autónoma: nonostante la crisi, la contrazione dei consumi e le chiusure forzate, la densità di bar resta alta, impressionantemente alta. E non sono solo i bar dei vecchietti, della briscola e del bianchino come si vede in iTaglia: il bar è un elemento radicato e intergenerazionale.

Nell'ambito privato, poi, la chiacchiera da bar ha una piacevole cugina: la sobremesa, ossia la chiacchiera post-pasto in casa di familiari o amici. Lunghissima, piena zeppa di deviazioni e svolte impreviste, spesso innaffiata da bicchierini, stimolata da innumerevoli caffè, annebbiata dal fumo di mille sigarette.

Mi fermo qui, ché vado a far la spesa. Saluti dalla Frontera.

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