sabato 24 novembre 2012

Bollettino n.6 - Ottobre

Il mese d’ottobre comincia che sono ancora a Compostela, con le ultime propaggini dell’estate che stentano ad andarsene e a lasciare il posto all’autunno. Alle nove di sera del primo giorno del mese salgo su un aereo, a mezzanotte scendo dal bus al capolinea della metropolitana. È lunedì sera, non c’è anima viva e la periferia è di una bruttezza sconfortante, resa ancora più brutta dal contrasto stridente col ricordo - ancora fresco - della bella città antica, bella di muschio e di granito. Mi fermo in casa dei miei giusto il tempo di dormire, disfare e rifare lo zaino, tagliarmi i capelli con la macchinetta. Si torna in Lituania, ma stavolta insieme a mammà e papà, che vengono a passare una settimana di vacanza. Inutile dire quanto mi sembri strana la cosa, dato che l’ultimo viaggio di questo genere risale a ben più d’un lustro fa.

La settimana passa velocemente. Non particolarmente comoda, ché l’appartamento è quello che è e mi tocca dormire per terra, e tocca condividere gli spazi coi coinquilini. Si approfitta dell’automobile presa a noleggio per gironzolare per i principali siti turistici del paese e per mangiar fuori. Tutto bene, insomma.

Salutati i miei la vita birštoniana torna alla consueta routine. Si percepisce il cambio di stagione, le temperature scendono, il riscaldamento centralizzato del brutto palazzone sovietico dove abito non è ancora acceso.

La routine viene rotta - presumibilmente per l’ultima volta - dal secondo ‘corso’ di formazione obbligatorio dell’agenzia lituana dello Sve. Come il primo, si tiene in un’amena casa vacanze in riva ad un lago, circondata dal verde. Continuo a non capire perché mi obblighino a passare tre giorni condividendo cose strettamente personali (pensieri, emozioni, valutazioni, ecc) con dei perfetti sconosciuti con cui normalmente avrei difficoltà a berci un caffè assieme. Ma tant’è. Mi limito a mettere in piazza il minimo indispensabile come lo studente pigro che punta al suo sei. Diciamo che il disagio viene compensato dal posto e dal cibo (che ci danno tipo cinque volte al giorno, come fossimo i molli inglesi vituperati dal pelato di Predappio). A ‘sto giro - poi - il ‘formatore’ è una specie di bambinone intrappolato nel corpo di un orso bruno, che gira in maglietta e sandali nonostante ci siano una decina di gradi all’aperto. Il che sarebbe anche divertente, e lo è stato, finché non ha avuto la brillante idea di fare un’escursione in kayak. Accidenti a tutte le menate sull’istruzione informale! Se ci sono due quinti del gruppo che non sono mai saliti su un trabiccolo del genere e non sanno come si manovra, non è che ce li fai salire alla sperindio, confidando nelle virtù dell’apprendimento spontaneo. O almeno, io non funziono così, mannaggiacristo. Me le devi spiegare le cose nuove, voglio avere le idee chiare prima di cominciare. Aggiungete il fatto che il bamboccione irsuto ha pensato bene di sperimentare un nuovo pezzo di percorso (che è poi risultato essere più turbolento di quello conosciuto), che in autunno piove e i torrenti hanno più acqua, più corrente, più detriti. Beh, l’esito della miscela esplosiva è stato incastrarsi ripetutamente in tronchi e pietre, procedere a singhiozzo, e alla fine cascare in acqua e perdere parte del carico trascinato via dalla corrente. Uff.

Il 28 ottobre, domenica, mi alzo e sta nevicando, tutto è coperto da un sottile strato di bianco. C’entrarà con il novantesimo anniversario della marcia su roma? Chissà. Spero comunque che sui fascisti di oggi stia cadendo merda invece che neve. Sapete com’è, no, le affinità elettive... In ogni caso, poi la temperatura s’è alzata e la neve s’è sciolta, e fin adesso non ha più nevicato. Autunno mite, dice il mio mentor scrutando l’orizzonte come un tuareg nel deserto. Poi il suo sguardo torna allo schermo del computer, e continua a cercare pezzi di tromba su eBay.

Saluti dalla fortezza birštiani.

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