mercoledì 12 settembre 2012

Bollettino n.4 - Luglio

Luglio-col-bene-che-ti-voglio. Dopo due mesate di condizioni atmosferiche non proprio entusiasmanti, arriva l’estate. E con l’estate arriva anche M., che viene a trovarmi per quasi un mese - percorsi quasi quattromila chilometri, sfidate le difficili connessioni aeree tra penisola iberica e Lituania. Inutile dire che sono felice come una pasqua, con le mura della fortezza Bastiani che si tingono improvvisamente di rosa :). La routine birštoniana - fatta di sei giorni a settimana in biblioteca e di convivenza con una coinquilina che si fa i fatti suoi - ecco, quella routine va felicemente in pezzi. Recuperiamo gli orari iberici dei pasti, facciamo tappa nel chioschetto dietro casa per birrette accompagnate da pane tostato all’aglio, ma - soprattutto - gironzoliamo in lungo e in largo per il paese (spingendoci fino a Riga, capitale della vicina Lettonia). I giorni e le settimane volano.


Posto che è difficile e noioso mettersi lì a fare un elenco dei posti visitati, mi limiterò - per vostra fortuna - ad una specie di ‘best of’, rigorosamente in ordine sparso.

Comincio con Riga, che è stata una vera sorpresa, al punto che Vilnius m’è sembrata a posteriori la cugina povera della situazione. Ovviamente, nei pochi giorni di permanenza ci siamo limitati al centro storico (pieno di turisti) e poco oltre. Perciò se qualcuno ha qualcosa da aggiungere, che smonti i miei facili entusiasmi. Comunque, l’impressione che se ne ricava è quella di una città globale ed in piena ebollizione. Andateci, se potete.

Križių Kalnas, letteralmente ‘Collina delle croci’. Un monticello traboccante di croci di tutti i materiali e le dimensioni. Ieri, simbolo del kattolicesimo ribbelle ai tempi dell’occupazione sovietica. Oggi, meta di pellegrinaggio: tutti sembrano morire dalla voglia di piantare la propria croce. Se non ve la siete portata da casa, potete tranquillamente comprarla nei negozietti in loco. Bisognerebbe suggerire ai disoccupati ‘tagliani di andarci ed aprire una bottega di statue di padre pio, sicuro che c’è da sbarcarci il lunario. Insomma, il tutto è agghiacciante, ma assolutamente da vedere.

Penisola di Curlandia. È sicuramente la cosa migliore vista finora in Lituania. Si tratta di una stretta striscia di terra che divide il Baltico dall’omonima laguna, ed è un parco nazionale con dune tipo sahara e uccelli acquatici e alberi e tutte quelle cose lì. Fino agli anni Venti (cioè fino all’indipendenza del paese) era territorio tedesco: Thomas Mann aveva una seconda casa qui, e la vecchia Konigsberg (oggi capitale dell’enclave russa di Kaliningrad) è relativamente poco distante.

Trakai. Nel medioevo era la capitale del granducato di Lituania, prima di Vilnius. Sembra un parco a tema, tanto è pittoresca: il castello dei granduchi (ricostruito praticamente da zero negli anni cinquanta) spunta su un’isoletta in mezzo a un lago.

Vilnius è decisamente una capitale europea (vale lo stesso discorso fatto sopra per Riga, eh). Il centro tirato a lucido, manciate di chiese, mandrie di turisti, ristorantini, baretti, ostelli. Piacevole. Peccato solo non essere riusciti a vedere - maledetto risposo settimanale del lunedì! - il museo dell’occupazione. Impressionanti i blocchi di cemento armato fuori dal parlamento, lasciati lì per ricordare le barricate fatte dalla gente comune per difendere i punti nevralgici del rinato stato indipendente dai carri armati sovietici, nel gennaio 1991.

Ah, quasi dimenticavo: ho cominciato il corso di lituano incluso nel pacchetto Sve. Ma nulla di che, quindi non ve ne parlo :).

Saluti dalla fortezza Birštiani.

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