martedì 4 settembre 2012

Bollettino n.3 - Agosto

Si, lo so: il mese di luglio manca all’appello. È stato un mese bello denso di cose. Merito di M. che e venuta a trovarmi per quasi tutto il mese e ne abbiamo approfittato per viaggiare in lungo e in largo per il paese (e anche per fare una puntata oltre frontiera, nella vicina Lettonia). Siccome le cose da raccontare - come ogni viaggio che si rispetti - sono davvero molte, sono ancora lì che sedimentano, che fermentano in attesa dell’ispirazione per buttar giù un post che prevedo bello lungo.


Nel frattempo, mi viene più facile parlare dell’agosto duemiladodici appena concluso. 

Agosto è un mese che più statico non si può. O almeno così mi è sembrato finora, volgendo un rapido sguardo all’indietro. Agosto è il mese in cui è tutto chiuso, non succede un tubo, a Milano è aperto solo il Magnolia (che già dopo la terza volta che ci metti piede non ne puoi più). Di riffa o di raffa, nonostante avessi passato i mesi precedenti in giro per l’Europa, gli ultimi agosti son sempre rimasto lì nell’afa padana a fare la muffa. Invece quest’anno Birštonas, e un bel po’ d’incombenze legate alla biblioteca hanno reso tutto diverso. Al punto che a ferragosto non mi è mancata per niente la festa di Radio Popolare all’Idroscalo (mi scusino i non milanesi per questa fitta serie di riferimenti al ghetto della Milano di [pseudo]sinistra...).


La novità più grossa di questo mite agosto lituano è stata la mia nuova incombenza come volontario-sguattero nella biblioteca: il ‘club di lingua e cultura italiana’. L’idea non è stata mia, bensì della direttrice. Devo però ammettere che m’è piaciuta subito: un bel modo per tenermi occupato, cercare di smontare gli stereotipi pizza-mafia-madolino e mettere a nudo il marcio italiota che sta lì a suppurare da centocinquant’anni. Poi, vabbé, ci ho dovuto mettere in mezzo frasi di italiano per principianti, ma si sa che nella vita bisogna scendere a compromessi :). Sicché è quasi un mesetto che una volta alla settimana monto lo schermo, il proiettore, la lavagna coi pennarelli, metto le sedie in circolo e aspetto la mia dozzina di varia umanità birštoniana per l’ora e mezza di chiacchiere. Nella mia testa doveva essere una cosa superinterattiva, con dibattiti e partecipazione della gente. Purtroppo, questa non è mai un cosa semplice, anche perché - causa il mio basso livello di lituano - giocoforza la lingua veicolare dev’essere l’inglese. Per ora, dunque, ho dovuto ridimensionare l’idea iniziale e rendere la cosa un po’ più soft, parlando di città da visitare e di ‘stile di vita italiano’ (esiste?). Del resto, anche spiegare il rapporto degli ‘tagliani con la moka in casa e l’espresso al bar è qualcosa di tremendamente esotico in queste latitudini.


La seconda novità è stata l’arrivo del terzo abitante dell’appartamento tardo-sovietico dove abito. Un giovincello dai dintorni di Donosti, Paesi Baschi, che ha stravolto la mia tranquilla vita di tutti i giorni (e pure quella di Svietlana, fino a quel momento silenziosa ai limiti della regola monastica, ora parla fondamentalmente per mollarle al pischello almeno un cazziatone al giorno). Infatti, risulta che il giovane è un disastro. Non solo è un inutile funzionale, cioè incapace di districarsi nelle incombenze domestiche di base (che poco male, le lacune si possono colmare e le cose imparare). Il problema è che il ragazzo è una persona ultradipendente dagli altri, incapace - secondo sua stessa ammissione - di stare da solo (ossia di stare con se stesso, cosa che la dice lunga sul suo equilibrio personale). Morale della favola, adesso è come se avessi in casa a volte un cane e a volte un bambino molesto di sei anni. Prendo nota per il futuro: in casa mia né mocciosi né animali, al limite una piantina di basilico sul davanzale, per avere foglie fresche da mettere nel sugo.


Poi, vabbé, le cose di sempre. Anche il sabato in trincea dietro al banco prestiti, una rassegna di concerti all’aperto tutto il mese (media di uno alla settimana), passeggiate domenicali/festive nei dintorni semidisabitati del villaggio.


Saluti dalla fortezza Birštiani.

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